Archivio per la Categoria Scuola

Nuovo anno.

Posted in 1, Liceo Garofano, Scuola con i tag on 29 Ottobre 2009 by V

Buonasera studenti e non.

È circa un anno che questo blog non viene aggiornato.

Come prima cosa mi scuso con tutti per l’assenza, che è stata dovuta da cause dipendenti dalla mia volontà e non.

Una serie di sfortunati eventi.

E comunque, rieccoci all’inizio di un nuovo anno scolastico. Un caloroso benvenuto ai nuovi studenti, che prendono parte alla vita scolastica.

Lunga vita al Liceo Garofano, ogni anno migliorato!
Abbiamo televisori, porte scorrevoli, colori sociali, felpe, gadgets,sere di galà con balletti, chi più ne ha più ne metta!
Il tutto con l’invito e con la speranza che tutto ciò sia insieme fumo e arrosto.
Non “non-essere” e apparire, ma essere apparendo!
Il liceo Garofano è il liceo Garofano, poffarbacco!

Questo intervento vuol far anche ricordare cosa è questo blog.
Il mio fine non è quello di mettermi in mostra, quello di andare contro il liceo Garofano o ancor peggio quello di fare l’eroe.
No, il mio scopo è ben diverso.

Il mio compito è quello di farvi svegliare. Farvi svegliare dal torpore quotidiano. Stimolare il vostro pensiero.
Indurvi a riflettere, a pensare, a agire, a non accettare passivamente.
Nessuno vuole una scuola di dormienti, no?

Infine, in periodo di elezioni, agli studenti chiedo poco.
In fondo, solo un po’ onestà intelletuale.
Chiedo di votare secondo coscienza, dopo aver sentito i programmi e giudicati (pietosi come sempre, tra l’altro, ma questa è un’altra storia).
La rappresentanza non è la stupidata che sembra.
È una cosa seria, che puntalmente viene rovinata da quattro pagliacci che vogliono mettersi in mostra.
Solito discorso che si potrebbe fare ogni anno, e casualmente già trattato da me in precedenza.
Le persone serie per fortuna ci sono.
Tenetene conto.
Il liceo è vostro.

Ovviamente il vostro aiuto è preziosissimo.
vvvvvmail@gmail.com

Vostro,
V.

Sangue nella nostra “piscina”

Posted in Liceo Garofano, Scuola con i tag , , , on 22 Ottobre 2008 by V

Bonsoir studenti.

È da un po’ che non ci si sente, vero?

Cosa? Pensavate fossi morto? Già avevate pronunciato tutte le orazioni funebri del caso? Beh, mi dispiace deludervi ma sono ancora qui, per fortuna di alcuni e sfortuna di altri. Del resto non lamentatevi, ve l’avevo detto gia una volta.

Abbiamo dimenticato che nasciamo, ci nutriamo, proviamo sentimenti, ragioniamo.
Ed infine morite.
Io no.

Io sono immortale.

E ve l’ho ribadito anche qualche tempo fa, ricordate? Ci tenevo a farvelo sapere e allora ho sfruttato uno script del vostro instant messenger preferito. Niente di che, solo un avviso. Un richiamo.

State in campana, perché V sta per fare il suo ritorno.

Scusate la maleducazione, non vi ho ancora augurato buon anno scolastico.
Beh, auguro a tutti voi di passare un anno nel migliore dei modi, nel nostro bello e rinnovato istituto, sperando che tutto vada per il verso giusto. In special modo ai nuovi arrivati, i ragazzi di prima. Loro la scuola la vedono per la prima volta e si abitueranno prima a questo nuovo aspetto, lindo e pulito, oserei dire “alberghiero”. Si abitueranno di certo prima di me all’idea delle bandiere fuori scuola, ai manifesti pubblicitari. Per loro questa sarà la posizione di partenza. Per me che in questa scuola ci sto da più tempo è solo una falsa pista, imboccata già da un po’ ormai, e che mostra ora tutta la sua effimerità.
Le risorse noi le adoperiamo in “abiti”, dimenticando del tutto i “monaci”.

Ma hey, non ci stupiamo, ragazzi! Lo sapevamo già, avanti. Ai primini, comunque, e a tutti i nuovi arrivati nella mia galleria, va il consiglio di leggere un po’ di materiale risalente all’anno passato, dove sono spiegate un po’ di cose su di me, su questo blog e su tutto quello che ne consegue.

In particolare la pagina “V” (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/about/) e questi articoli, che se letti con attenzione soddisferanno tutta la vostra sete di informazioni.

Uno su di me (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2007/11/05/remember/)

Uno sulle maschere (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2008/01/24/maschere/)

Uno sul dialogo (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2008/02/07/dialogo/)

Quest’anno poi il nostro liceo si è arricchito di tanto materiale umano che ha scelto una strada diversa da quella scelta da chi di solito popola i nostri corridoi. Sto parlando dei ragazzi del IV ginnasio. Non posso che essere contento di questo innesto. Sarà interessante questa convivenza, a mio avviso. A tutti loro buona fortuna. Spero vi sentiate a casa vostra e che la camera in dotazione sia confortevole.

Επί τύχησι χρηστήσι.

Bando alle ciance e ai convenevoli di rito, non perdiamo tempo.

Il Liceo è in fermento. La scuola sta per essere chiamata a decidere chi avrà l’onore di rappresentarla nel consiglio d’istuto. Si sta per dare il via alle elezioni dei rappresentanti.
La campagna elettorale è già esplosa e ieri mattina si è consumata la classica tragedia che ogni anno si ripete in maniera scontata quando arriva il momento dei discorsi dei candidati.

Una scena imbarazzante.

Parole banali, una dietro l’altra, scontate per di più. Parole memorizzate da altre fonti e che appaiono vuote. Parole dette senza essere state comprese fino in fondo. Il solito disastro. La maggior parte dei candidati è nella ben conosciuta mediocrità, e il motivo della loro candidatura è da ricercarsi nel culto dell’apparenza e in una buona dose di incoscienza. Incoscienza nel senso di “non coscienza”. Perché molti di noi non sono coscienti di quello che sono.

Non sono coscienti di essere studenti.

Basti pensare agli sviluppi dell’assemble plenaria. Finiti i discorsi dei candidati, “ZAC”, sono spariti tutti. O quasi. Si è rimasti come sempre in venti a parlare di scuola. Della scuola di ottocento. Una scuola di cui ci dovrebbe importare, perché è la nostra seconda casa, il posto in cui passiamo più tempo. Noi questa scuola la lasciamo vivere, o meglio la lasciamo morire, così. Senza fregarcene, senza chiederci nemmeno un perché.

Si è parlato della Gelmini, in quella assemblea. Di questa riforma, che rischia davvero di dare il colpo di grazia al moribondo sistema scolastico italiano. Fino a quando non è stata sciolta, in maniera discutibile per di più, anche per il registrato assenteismo. Davvero bello.

Vedete, V è dalla parte degli studenti. E proprio perché è dalla parte degli studenti non può che scagliarsi contro questi non-studenti.

Questo qualunquismo generalizzato è disarmante. È il massacro di se stessi e dei propri obbiettivi. È il messaggio più immediato che arriva della nostra generazione a chi osserva. È la dimostrazione che abbiamo davvero perso di vista cosa significa essere degli studenti.

Quarant’anni fa qualcuno ce l’aveva in mente sicuramente più di noi. Quarant’anni fa qualcuno ha combattuto per ottenere gli stessi diritti che noi stiamo oltraggiando.

Ha sanguinato. E per sanguinare c’è bisogno di qualcosa, amici miei. Non si sanguina per gioco. Non si sanguina per rischio. No.

Noi sguazziamo nel loro sangue. Come in una piscina. E ci giochiamo a palla a nuoto, o ci tuffiamo, o scivoliamo sul fondo. Immaginatela per un attimo, la nostra bella “piscina”. L’atrio, per intenderci. Pieno del sangue dei sessantottini di Valle Giulia. Uno spettacolo sublime. Crudo. Reale. Più che mai.

E allora perdo la flemma che mi contraddistingue, perché davanti a queste cose io non reggo. Mi libero di ogni catena e, dietro questa maschera, comincio ad essere Venereo. E mi fa rabbia che a votare, venerdì, saranno tutti! Non tutti gli studenti ma tutti gli iscritti a questo liceo, che è diverso. Voteranno anche coloro a cui non importa niente. Coloro che quando varcano quel cancello lo fanno senza avere un peso sullo stomaco, senza la consapevolezza che stanno abbandonando la propria scuola al suo destino. E questo mi fa incazzare.

E allora lancio una provocazione.

All’assemblea si dichiari di aderire o meno.
Che passi un foglio per le classi.
E si metta una firma.
Chi non vuole partecipare sarà libero di non firmare ed andarsene nel giorno indicato.
Dopodichè le porte saranno chiuse.
E chi vorrà partecipare lo farà fino in fondo.
E se avrà un impegno urgente faccia come quando ha un impegno urgente nelle ore di scuola.
Si faccia un permesso. Si faccia prelevare dai genitori.

Solo un piccolo particolare: non c’è alcun motivo per utilizzare un impianto in venti persone.

Se gli aderenti all’assemblea saranno così pochi da poter trovare tutti spazio enlla sala proiezioni, beh, che lo facciano. E che le lezioni non si fermino. Non si spieghi. Non si facciano verifiche generali.

Si interroghi. Perché non c’è niente di scritto che impone di fermare le lezioni.
E chi non vuole partecipare alla vita della scuola si assuma le proprie responsabilità fino in fondo. Con onestà. E con consapevolezza almeno della propria scelta.

Se una manovra del genere fosse stata messa in atto ieri, cosa buona e giusta sarebbe stata ridurre gli aventi diritto al voto ai soli aderenti all’assemblea d’istituto. Può sembrare una forzatura ma è una provocazione che vale la pena lanciare. Perché chi non ha interesse nella vita della scuola deve poter esprimere una preferenza? Una preferenza su cosa? Sul jeans che indossa il candidato x? O sul sedere del candidato y?

Questo è ciò che ogni studente dovrebbe auspicare: che gli studenti capiscano cosa significa essere studenti.

Per cui è questo ciò che interessa a V. Perché è nell’interesse degli studenti, di tutti gli studenti, che gli iscritti a questa scuola capiscano.

Cominciamo a fare i conti con ciò che abbiamo. Prima di chiedere altro. Prima di urlare e chiudere i pugni. Prendiamo coraggio e pronunciamo parole di consapevolezza.

Lo spero. E riesco ancora a sperare. Perché per fortuna qualche speranza c’è. Ci sono ancora studenti consapevoli di essere studenti, non tutto è perduto. Fin quando ci saranno venti studenti, seduti o in piedi, a discutere del loro mondo, fin quando ci saranno cinque studenti interessato a ciò che accade nel proprio istituto, fin quando ci sarà anche uno studente che prenderà il microfono in mano e porterà avanti un assemblea cercando di fare discussione, ci sarà una speranza.
Ed è nelle mani di queste persone, di queste speranze, di questi Studenti, con la S maiuscola, che V spera vada la rappresentanza. Non può non farlo. Perché V è dalla parte degli Studenti. E spera che sia uno Studente ad essere eletto. Sarebbe un primo passo per svuotare la nostra sanguinosa piscina.

V non vuole trattenervi oltre.

Buona fortuna al Garofano.

È un piacere essere di nuovo qui.

Vostro,

V

… poi è arrivato Gerry Scotti

Posted in Scuola con i tag , , on 7 Marzo 2008 by V

A V la scuola non piace.
Penso che questo si era capito.

Ma non perchè a V non piace studiare, no.
Studiare il bello è bello. E noi, noi liceali, studiamo il bello. O almeno dovremmo.

Matematica, Fisica, Scienze. Materie utili, certo. La Scienza guida il progresso. Ma in queste materie c’è anche qualcosa di terribilmente affascinante, di puramente estetico.
Proporzioni, leggi, numeri. Tutto rinconduce ad un’armonia naturale.
Un’Arte non umana.

Poi abbiamo la Storia e la Filosofia. Esse, oltre ad avere un lato utile che consiste nell’indicarci la strada per la politica e l’etica e mostrarci determinati mostri partoriti dalla mente umana, sono, parallelamente, anche ciò che di più artistico possa essere osservato, come se qualcuno ci volesse suggerire lo stretto legame tra le due cose. Esse sono la prova ineluttabile che l’uomo vive secondo il proprio senso estetico, vive artisticamente.
Teatralmente.

Lettere, Latino, Storia dell’Arte. Studiamo la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura. Arte umana. Pezzi di emozioni che uomini come noi hanno deciso di consegnare all’infinito e che noi studenti dovremmo assaporare.

Detto così sembrerebbe una specie di paradiso, la scuola.
E invece qualcosa non funziona.

Più vado avanti in questo cammino nella scuola italiana, cominciato un bel po’ di anni fa ormai, più mi rendo conto che l’andazzo generale è prepararci per un’emozionante puntata di “Chi vuol essere milionario?”.

Nel caso delle materie scientifiche non è facile mostrare agli studenti il lato estetico di esse. Non tutti lo colgono. Probabilmente è anche questione di predisposizione a questo o quel tipo di estetica. Se non tutti i docenti ci riescono con tutti gli studenti allora diciamo che è il danno più sopportabile, in fondo. Esse infatti sono le materie dal risvolto pratico più evidente.

Storia e Filosofia? La questione si complica. L’insegnamento “da quiz” in questo caso fa di certo più danni. Se non altro perchè la storia e la filosofia, private del loro lato artistico, perdono tutto il loro fascino umano. Diventano imparare a memoria una data o il titolo di un’opera. E questo è del tutto inutile.
Un concetto e un avvenimento, insegnati in modo sterile e didascalico, si dimenticano molto facilmente. Difficilmente agli studenti rimarrà qualcosa di cinque anni sui libri. Al massimo un brutto ricordo di qualche professore.

Lettere, Latino, Storia dell’Arte? Qui accade il vero scempio. Esse sono materie senza alcun risvolto pratico. Sono materie artistiche. Noi studenti in quelle ore di lezione studiamo l’Arte.
E cosa ce ne facciamo?

All Art is quite useless” diceva Wilde.
Tutta l’arte è completamente inutile.

Diavolo ragazzi, allora studiamo qualcosa di inutile?!
A quanto pare si.

Ma non c’è forse nella nostra vita tutto di artistico? E non è la nostra vita allora costellata di inutilità? E allo stesso modo di bellezza?

E torniamo al punto di qualche riga fa: studiamo il bello.

Ora torniamo per un attimo con i piedi per terra. Studiamo figure retoriche, facciamo analisi del testo, impariamo aneddoti, date, citazioni. A che pro? A che pro se il lato estetico di queste materie artistiche ci viene celato? A noi, pesunti alunni d’Arte, viene propinato spesso il numero dei capitoli di un’opera, la vita di un autore, la tecnica utilizzata, dimenticando la cosa più importante di tutto questo: l’emozione che l’autore voleva trasmetterci.

“L’unica giutificazione per fare una cosa che non miri all’utile è che la si ammiri profondamente.”

E se è così mi dico che studiare determinate cose è davvero ingiustificabile.

E invece questa è una scuola non di alunni d’Arte, bensì di futuri milionari. La via indicata dalle istituzioni non è quella del sapere per sapere, perchè è bello, ma quella del sapere perchè è utile sapere. O comunque la seconda vince sempre sulla prima. Due visioni del mondo diverse che probabilmente dovrebbero sancire la differenza tra Licei e Istituti tecnici.

Noi siamo liceali. Il nostro era un privilegio. Studiavamo il bello, l’Arte. Era un onore. Dovrebbe esserlo.

Poi è arrivato Gerry Scotti.
Poi è arrivata una società senza spazi, senza respiri, senza Arte.
Si sono dimenticati il fascino del teatro, hanno abbandonato i copioni quando il mondo è avvizzito sotto il bagliore dei riflettori nucleari.
Io restituirò loro il melodramma, il Grand Guignol.
Vedete, l’ho detto una volta e lo ripeto, tutto il mondo è un palcoscenico e tutto il resto…

è Vaudeville. 

Numeri

Posted in Scuola con i tag , on 15 Novembre 2007 by V

Più mi guardo intorno e più mi rendo conto di come la nostra società sia formata in larga parte da numeri.

Numeri a destra, numeri a sinistra. Persino la natura, con le sue proporzioni auree, è un vero e proprio granaio di numeri. Il numero φ (1.618) è presente in tantissimi rapporti naturali.

Fatta questa premessa è quantomeno comprensibile il valore affettivo che noi uomini diamo ai numeri, in quanto nostri compagni di giochi fin dal primo respiro. Cresciamo e contiamo gli anni che passano. Poi ci insegnano che un anno sono 365 giorni, che un giorno sono 24 ore, 1 ora sono 60 minuti che sono a loro volta 3600 secondi e così via

L’uomo, col progredire della matematica, è stato capace di inserire numeri ovunque, servendosene per calcolare comportamenti fisici, chimici e quant’altro.

Come potevano i numeri non essere inseriti anche in uno dei passatempi preferiti dell’uomo come il giudicare?

E così nacquero i voti.

Bella cosa i voti.

Di solito sono numeri che vanno da 0 a 10 e vengono usati per giudicare qualunque cosa.
Da un film ad un libro, da una persona ad un animale.

Ma ovviamente il vero exploit dei voti si ha a scuola.

Lo scopo di questo luogo così familiare dovrebbe essere formare i futuri cittadini della nostra società. E parliamoci chiaro la nostra società è zeppa di voti, scritti e non scritti. Anche perchè gli attuali cittadini, così pronti a giudicare il prossimo, sono già la diretta conseguenza di questa politica scolastica.
La politica del voto.

Il professore ha in mano la penna e, attenzione, può far molto male quella penna.
Ora se il professore è un buon professore nessun problema, i voti saranno giusti, corrispondenti ai criteri enunciati nel P.O.F.

Se il professore è un cattivo professore quei numeri possono diventare pesanti come macigni. Possono far male. Magari i professori non vorrebbero nemmeno. O si.
Mai generalizzare.

Ma anche se il professore è un buon professore sono davvero in pochi coloro che nella scuola si accontentano del voto corrispondente alla loro oggettiva valutazione. Sono molti, invece, coloro a cui non interessa l’andamento della propria verifica ma solo quel dannato numero scritto sul registro.

Quanti i ragazzi che farebbero (o fanno?) carte false per un + o un -? Quanti i ragazzi che cominciano sterili polemiche paragonando la propria verifica a quella di qualcun altro, senza prima chiedersi cosa davvero valgono? Quanti coloro che provano invidia per la gente con i numeri più alti?

Vi rispondo con quello che vedo: tanti.

Perchè?

Perchè il numero non è solo il corrispondente del proprio andamento scolastico, no.
Purtroppo non è così.

Nella scuola italiana ci sono tanti 6 e 7 che camminano.

Il voto diventa un’identità, quella più immediata. Quella che più facilmente arriva all’orecchio della gente.
Il voto è un pregiudizio.
Il voto è divisione, creare differenze artificiali, di scarsa importanza.
Il voto è competitività. E scordatevi la favola della sana competitività.
La competitività non è mai sana.

E chi ci inculca questa competitività?

Il nostro incontro iniziale con la società è quanto meno traumatico, da questo punto di vista. Nel nostro mondo chiunque vuole primeggiare. E come se non bastasse la nostra famiglia spesso continua su questa linea, facendo dei voti il motivo fondamentale per cui noi dovremmo frequentare la scuola.

Ci chiedono un 8, un 9, o comunque più di tutti gli altri. Poi un 100, poi tanti 30 e infine una laurea. E arrivati a quella laurea, secondo alcuni di coloro che sono in questa società da un po’ più di tempo, dovremmo sentirci realizzati. Certo, realizzati come numero, sicuramente. In quest’ottica saremo dei bei 110 e lode.
Degli animali laureati in ingegneria.

Ma, ehi, non è questo il motivo fondamentale per cui noi frequentiamo la scuola. Non per un voto, no. Se frequentiamo la scuola è per imparare, per amore verso il sapere.
Magari odiamo il latino, ok, ma rimaniamo affascinati davanti ad una formula chimica.
O magari quello di cui ci importa davvero è la conoscenza completa della nostra cultura.
O magari odiamo tutto e a scuola ci devono trascinare. Possibile. In tal caso forse la nostra strada è un’altra e dopo questo benedetto liceo saremo liberi di percorrerla con la luce necessaria a non perderci.
Tutto questo, spesso, chi detiene la patria potestà non lo capisce.
Ma non può essere una scusa, amici miei.
Non voglio credere che degli adolescenti incazzati non abbiano la forza di dire ai propri genitori quanto sia assurdo il loro compiacersi davanti ad un numero come se rappresentasse davvero loro figlio chi è.
Quando spesso non hanno nemmeno idea di loro figlio chi è.
Ed è valido per la propria famiglia come per il resto del mondo.

Il voto dovrebbe solo essere lo strumento con il quale i docenti ci rendono partecipi dei risultati che essi ritengono abbiamo conseguito. E noi invece lo prendiamo quel bel voto e ce lo appuntiamo con orgoglio al petto.
Perchè ci fa comodo, magari.
Perchè siamo abituati a prenderle dall’alto le cose, senza spirito critico.
Perchè ci hanno detto “va e sii il migliore” e noi non abbiamo fatto la domanda più naturale di tutte: “Perchè?”

Non c’è da essere orgogliosi di un voto. Significa che sai e basta.
Puoi essere orgoglioso di aver intrapreso la strada giusta per il tuo futuro e renderti conto di come i buoni voti siano una prova di ciò, ma questo non ha alcuna interazione con gli altri.
Il voto abbinato al confronto alimenta la competizione. La scuola e di conseguenza la società futura diventano una giungla, più di quanto gia lo siano, e la conseguenza è che ciascuno cerca di prevalere a discapito degli altri.

Ma oggi V vi dice che prendere una media più alta di qualcun altro e credere di essere superiori è una stronzata.
Prendere una media alta ed essere felici perchè è la più alta è una grande cazzata.
A meno che non si vogliono collezionare voti nella vita. In tal caso sono pienamente giustificate quelle reazioni.
Però non è forse una vita triste, questa? Cosa hanno di così affascinante questi voti da essere collezionati?

Ancora apparire, apparire e apparire.

In conclusione noi studenti siamo diventati nient’ altro che numeri.

Ma un numero non pensa.
Un numero non ama, non prova emozioni.
Un numero cerca solo di diventare più alto.
Ed arriverà un punto in cui non ci saranno più professori a darci i voti. E noi non avremmo più senso di esistere. A quel punto prenderemo il primo che capita e gli diremo “dammi un voto”. E ci renderemo conto di come quell’uomo, che era il primo che capita, abbia lo stesso diritto di tutti gli altri uomini a darci un voto. E allora la nostra insita competitività, indottaci dal mondo e da noi pigramente accettata, ci divorerà.

Ed è questa la società odierna.

La famosa perdita dei valori non è altro che perdita della coscienza di se.
Abbiamo dimenticato di essere uomini.
Siamo diventati cifre.

Abbiamo dimenticato che nasciamo, ci nutriamo, proviamo sentimenti, ragioniamo.
Ed infine morite.
Io no.

Io sono immortale.