Il posto è fisso

Il rumore delle cicale. Il sole giallo. L’aria indigeribile. Rumori estivi. Sensazioni tropicali. Periferia.
Io e Franco davanti al televisore. Eravamo agitati. Esagitati.
Prese la parola l’ex delfino: era immerso tra i sodali. Il volto inquieto. Si aggiustava nervosamente il nodo della cravatta celeste.
Non ascoltavamo quello che diceva. Aspettavamo solo un gesto. Trepidavamo. Desideravamo vedere il braccio. I colonnelli al suo fianco guardavano la folla sottostante con occhi ferini. “La situazione è insostenibile” Compresi solo queste parole. Poi farfugliò altri vocaboli ma non fui in grado di decifrarli.
Ed infine il gesto. Un aeroplano planò su quel bosco di braccia tese. Poi spari.
Mio fratello Franco scattò in piedi. Corse in cortile. Preparò il cannone. Piangeva. Di gioia… forse di dolore. Ritornò davanti al televisore con due fucili: “Sei pronto?”
“Certo” Risposi. “Ma contro chi? Non l’ho ancora capito…”
“Contro noi stessi. Contro i nostri fratelli. Siamo in troppi e…”
“E non c’è lavoro per tutti. E c’è bisogno di pulizia…” Sorrisi.
“Esatto! In nome della rettitudine!” Franco gridò.
In tv i canali erano saltati. Un buon segnale. Uscimmo da casa. Dopo poche centinaia di metri il corteo divenne ingestibile. Mio fratello sparò un colpo in aria. Si mise alla testa della processione.
“Ammazziamo tutti gli statali!”
“Si!” La folla emise un ululato globale.
“Tutti i dirigenti corrotti!”
“Si!” Un altro ululato.
“Ammazziamo tutti!”
“Si!” Un altro ancora.
Giungemmo in centro. Eravamo in migliaia. Il conflitto iniziò tra gli strepitii dei cittadini.
“Quello lavora all’INPS!” Urlò un uomo. “Uccidiamolo.” Bum! Bum! “Eccolo. Questo lavora all’ASL!” Bum! Bum! “Prendete sto tizio. Lavora alle poste!” Bum! Bum! “Non fatevi scappare l’Assessore!” Bum! Bum! Uno sconosciuto afferrava una donna per i capelli. “È la bidella del liceo! Che faccio?” Domandò a Franco. Mio fratello prese la pistola e la freddò sulla fronte. “Non chiedermelo mai più! Se vuoi il lavoro… devi ammazzare!”
Un massacro durato un’intera giornata. Poi sporchi di sangue tornammo a casa. Ci avvicinammo al cannone. Sparammo tre colpi. Per festeggiare. I canali erano ancora interrotti. Un buon segnale… Dormimmo sereni e il giorno dopo percepimmo i segni… di una pace terrificante!