Per tutte le vedove e le puttane reali…

Nel tanto lontano quanto mai vicino 23 ottobre 2002, con la legge costituzionale entrata in vigore il 10 novembre dello stesso anno, si consentì di entrare in Italia ai discendenti maschi di casa Savoia. Un provvedimento che fece rabbrividire tutti quelli che con l’avvento della Repubblica espulsero dal territorio italiano la famiglia reale. Dall’altra sponda invece un grande boato accompagnò la gioia orgasmica del “principino” Emanuele Filiberto, noto alle tv nostrane per i numerosi balletti, scoop amorosi e passioni calcistiche ma da quest’anno anche come cantante, avendo partecipato al parterre de roi de la chanson sanremese.
Il rampollo di casa Savoia, avvalendosi della partecipazione del nanetto maremmano e del tenore Luca Canonici, si è aggiudicato il 2° posto dopo che il suo brano è stato ripetutamente fischiato dalla platea dell’Ariston ed, essendo uscito al primo turno, è stato ripescato grazie al vile e crudele metodo plebiscitario televisivo insieme al vincitore del festival V.Scanu, sbarbatello fresco fresco dall’esperienza di “Amici”, direttamente raccomandato da M. De Filippi, una sorta di Minerva televisiva. Il principe durante l’evento ha mostrato carattere, tenacia, “competenza artistica” ma soprattutto tanto coraggio nello scrivere il testo “Italia amore mio” dopo aver chiesto allo Stato italiano 260 milioni di euro (soldi che a suo dire sarebbero stati destinati alle famiglie bisognose) per i danni morali causati dall’esilio durato 56 anni. A qualcuno, dopo aver ascoltato la canzoncina del discendente monarchico, sarebbe sicuramente venuta la voglia di espellere saliva dal proprio orifizio orale.
Subito ritornati in Italia i Savoia non hanno certo reso il lavoro della magistratura inoperoso e noioso, in quanto il padre del principe, Vittorio Emanuele, fu arrestato su richiesta del pm Woodcock dal Gip di Potenza con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, nell’ambito dell’indagine sullo scandalo del casinò di Campioni d’Italia(1). Dopo le prime ammissioni gli furono concessi i domiciliari in una villa faraonica a Roma e, solo dopo, il divieto di espatrio. Vicenda curiosa poiché prima non potevano entare nello stivale, adesso non possono uscirvi. O lo stivale gli va stretto oppure Italia amore mio è troppo forte da rimanerci.
Il piccolo principe, che da indiscrezioni sembra non sentirsi addosso la monarchia (dichiarazioni prontamente smentite dal diretto interessato), risulta indagato nella stessa inchiesta per pirateria informatica, ma viene prosciolto. Dopo l’inchiesta che lo coinvolge dichiara di aver assunto stupefacenti ad una trasmissione domenicale del palinsesto mediaset, ma a Sanremo va e vince quasi. Perché lui sì e Morgan no?, verrebbe da chiedersi. Quando il provvedimento “ad personam” va di moda.
Per il principino l’appetito vien mangiando e candidatosi alle elezioni politiche del 2008 con la lista “Valori e Futuro”, nella quale figurano un indagato per truffa allo stato, E.Giuliano(2), giusto per essere coerenti, e un arrestato per mafia, M.Turrisi(3), conquista uno 0,4% che gli consente il diritto di entrare a pieno titolo nei minimi storici della politica italiana. Ma il savoia ginevrino non si arrende e si presenta alle ultime europee nella liste dell’Udc, dove i 22.000 voti raccolti non serviranno per entrare a Bruxells. In verità quella candidatura verrà certamente ricordata per un’imbarazzante conferenza stampa-messa in scena attuata dal principino con il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, condannato per corruzione aggravata ad anni 3 e mesi 3 (condanna caduta in prescrizione grazie ai provvedimenti legislativi del governo Berlusconi), dove gli venivano suggerite le risposte (qui il video di Striscia che svela il misfatto: http://www.youtube.com/watch?v=svK0hevVVCA)
Il principe di Venezia e di Piemonte (mai riconosciuti come titoli nobiliari al principe) ha fondato diverse associazioni culturali per sostenere la campagna a favore dei 150 anni dell’unità italiana, ottenendo il patrocinio della regione Veneto e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Un Emanuele Filiberto ballerino, canterino, juventino, opinionista televisivo e militante politico, anche se con risultati pressoché scadenti tra ripescaggi e mille contraddizioni, è pronto all’incoronazione coram populo italico.
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