La folle corsa

Alla fine del secondo quadimestre siamo abituati a vedere quella che mi piace chiamare “La folle corsa”.

I professori hanno bisogno di voti e gli studenti, spesso, cercano di dare un’aggiustatina ai numeri che di lì a poco saranno in bella vista sulle porte della scuola.
Spesso è in gioco la promozione.
Tutti cercano di farsi interrogare in qualunque modo possibile. Un clima folle, appunto. Stressante, sia per gli studenti che per i docenti.

Eppure ci siamo abituati ormai, ogni anno è così. E’ necessario, nel senso che tutto ciò nasce dalle esigenze di noi studenti. Dalla nostra volontà a recuperare situazioni che sarebbero altrimenti fatali, o aggiustare numeri che magari reputiamo non ci rappesentino in pieno. Si aggiunga che, di solito, solo parte di una classe ha di queste esigenze. Insomma lo stress è il prezzo da pagare per qualcosa che può andare solamente a nostro favore.

E’ così che, negli ultimi giorni, osservando la situazione del liceo, mi sono meravigliato dell’abbigliamento invernale diffuso tra gli studenti. Mi sarei aspettato persone con t-shirt leggere, clima più mite… e invece no, è proprio Gennaio. Quasi Febbraio.

E allora cos’è questa folle corsa anticipata? Da cosa dipende? E’ solo lo stesso fenomeno di fine anno, solamente verificatosi per qualche strana ragione alla fine del primo quadimestre?

No, ovviamente sono convinto che la situazione sia un tantino più preoccupante.

3 voti. E’ questa la novità principale. Questo determina ancora una volta una folle corsa.
La domanda è: c’è differenza con la folle corsa alla quale siamo tutti più o meno abituati?

Questa folle corsa non è determinata dalle esigenze degli alunni. Almeno non concretamente. Magari chi l’ha generata avrebbe potuto pensare di farlo per una maggiore chiarezza valutativa, certo. Ma l’effetto è devastante.

E’ stress. Stress tra noi studenti, stress tra i docenti, stress in tutta la scuola! Una corsa senza senso, senza nessun motivo apparente.
La domanda è: si può lavorare in maniera davvero efficace con queste costrizioni? Non sarebbe stato più semplice lasciar decidere al professore l’effettiva chiarezza o meno di una situazione valutativa in modo tale da far sì che solo in caso di insicurezza sul giudizio finale  si sarebbe potuti ricorrere a un’eventuale terza interrogazione?
Perchè, se qualcuno non se ne fosse reso conto, il tempo vola. E non si riesce a lavorare serenamente. Tutto ciò è un passo avanti verso la scuola/fabbricadinumeri di cui ho parlato altre volte.

Si impone un metodo al docente che, ipoteticamente, potrebbe pure averne uno tutto suo, di metodo. Un metodo che ha magari dato risultati, apprezzato da più parti. Nessuna alternativa: il metodo è uno. E consiste in valutazioni frenetiche e incessanti. Che magari scaturiscono anche da verifiche poco approfondite.
Insomma non si lascia la libertà ai docenti che, spesso, si vedono privati del proprio metodo, magari collaudato in anni di insegnamento, in favore di un metodo che stressa loro, ovvero i professori, e stressa gli alunni.

E tutto questo come si traduce nei tanto amati voti? Con un bel calo generalizzato.

Ovviamente la pressione reagisce negativamente sul rendimento, in quanto si aggiunge alla vita di un adolescente che a volte è tutto sommato serena, ma numerose altre volte è complicata da diverse problematiche. Questo va a discapito soprattutto degli individui più fragili ai quali, in questo modo, si impedisce del tutto di costruirsi un autodifesa, trovandosi bersagliati da numerosi fronti.
Non che lo studente medio del Garofano abbia particolari disturbi della personalità, ma in ogni caso lievi conseguenze si possono trovare lo stesso, sia nei risultati intesi come numeri sia nell’effettiva preparazione. E questo, a mio avviso, è preoccupante.
Insomma, per sfatare un mito, gli studenti non lavorano meglio sotto pressione. E’ una leggenda metropolitana, stile coccodrilli nelle fogne di New York.

Non possiamo fare altro che augurarci che, visto l’andazzo, la folle corsa di fine secondo quadimestre non abbia un’intensità doppia di quella a cui siamo abituati.
Anche perchè mi arrivano voci secondo le quali i tanto discussi test comuni siano sati spostati a febbraio. Se ciò è effettivamente vero il secondo quadrimestre si aprirà all’insegna della pressione, della competizione e della farsa: Tutte cose che sembrano essere considerate come positive da una parte della scuola.
In questo ambito, V augura a tutti tempi migliori.

Adesso pensiamo a goderci questo carnevale, al quale la scuola ha assicurato una pausa dalle lezione di ben una settimana! Non posso che gioire di questo, vedendo il carnevale in fondo come la festa di tutte le maschere.

Beh, auguro a tutti voi di capire in questo occasione ciò che significa portare una maschera e se se ne possa fare davvero a meno.

Au revoir

 


5 Risposte to “La folle corsa”

  1. . Dice:

    “E’ stress. Stress tra noi studenti, stress tra i docenti, stress in tutta la scuola! ” sei un alunno allora :D

  2. Valerio 2^g Dice:

    noooooooooooooooooooo,sai k è? e pier silvio berlusconi…

  3. mGd Dice:

    Stress?Ma ke!una distruzione totale!!

  4. ilsolitoignoto Dice:

    Della persona dietro questo blog non me importa niente… mi importa molto di più le idee che si celano dietro lui…. alla fine della storia eve non tolse la maschera a V… ricordiamoci di questo. V non è una persone, V è un’idea… le idee non sono di carne e sangue…

  5. ilsolitoignoto Dice:

    aggiungerei dire: If I take off that mask, something will go away forever, be diminished, because whoever you are isn’t as big as the idea of you

Lascia una Risposta