Numeri

Più mi guardo intorno e più mi rendo conto di come la nostra società sia formata in larga parte da numeri.

Numeri a destra, numeri a sinistra. Persino la natura, con le sue proporzioni auree, è un vero e proprio granaio di numeri. Il numero φ (1.618) è presente in tantissimi rapporti naturali.

Fatta questa premessa è quantomeno comprensibile il valore affettivo che noi uomini diamo ai numeri, in quanto nostri compagni di giochi fin dal primo respiro. Cresciamo e contiamo gli anni che passano. Poi ci insegnano che un anno sono 365 giorni, che un giorno sono 24 ore, 1 ora sono 60 minuti che sono a loro volta 3600 secondi e così via

L’uomo, col progredire della matematica, è stato capace di inserire numeri ovunque, servendosene per calcolare comportamenti fisici, chimici e quant’altro.

Come potevano i numeri non essere inseriti anche in uno dei passatempi preferiti dell’uomo come il giudicare?

E così nacquero i voti.

Bella cosa i voti.

Di solito sono numeri che vanno da 0 a 10 e vengono usati per giudicare qualunque cosa.
Da un film ad un libro, da una persona ad un animale.

Ma ovviamente il vero exploit dei voti si ha a scuola.

Lo scopo di questo luogo così familiare dovrebbe essere formare i futuri cittadini della nostra società. E parliamoci chiaro la nostra società è zeppa di voti, scritti e non scritti. Anche perchè gli attuali cittadini, così pronti a giudicare il prossimo, sono già la diretta conseguenza di questa politica scolastica.
La politica del voto.

Il professore ha in mano la penna e, attenzione, può far molto male quella penna.
Ora se il professore è un buon professore nessun problema, i voti saranno giusti, corrispondenti ai criteri enunciati nel P.O.F.

Se il professore è un cattivo professore quei numeri possono diventare pesanti come macigni. Possono far male. Magari i professori non vorrebbero nemmeno. O si.
Mai generalizzare.

Ma anche se il professore è un buon professore sono davvero in pochi coloro che nella scuola si accontentano del voto corrispondente alla loro oggettiva valutazione. Sono molti, invece, coloro a cui non interessa l’andamento della propria verifica ma solo quel dannato numero scritto sul registro.

Quanti i ragazzi che farebbero (o fanno?) carte false per un + o un -? Quanti i ragazzi che cominciano sterili polemiche paragonando la propria verifica a quella di qualcun altro, senza prima chiedersi cosa davvero valgono? Quanti coloro che provano invidia per la gente con i numeri più alti?

Vi rispondo con quello che vedo: tanti.

Perchè?

Perchè il numero non è solo il corrispondente del proprio andamento scolastico, no.
Purtroppo non è così.

Nella scuola italiana ci sono tanti 6 e 7 che camminano.

Il voto diventa un’identità, quella più immediata. Quella che più facilmente arriva all’orecchio della gente.
Il voto è un pregiudizio.
Il voto è divisione, creare differenze artificiali, di scarsa importanza.
Il voto è competitività. E scordatevi la favola della sana competitività.
La competitività non è mai sana.

E chi ci inculca questa competitività?

Il nostro incontro iniziale con la società è quanto meno traumatico, da questo punto di vista. Nel nostro mondo chiunque vuole primeggiare. E come se non bastasse la nostra famiglia spesso continua su questa linea, facendo dei voti il motivo fondamentale per cui noi dovremmo frequentare la scuola.

Ci chiedono un 8, un 9, o comunque più di tutti gli altri. Poi un 100, poi tanti 30 e infine una laurea. E arrivati a quella laurea, secondo alcuni di coloro che sono in questa società da un po’ più di tempo, dovremmo sentirci realizzati. Certo, realizzati come numero, sicuramente. In quest’ottica saremo dei bei 110 e lode.
Degli animali laureati in ingegneria.

Ma, ehi, non è questo il motivo fondamentale per cui noi frequentiamo la scuola. Non per un voto, no. Se frequentiamo la scuola è per imparare, per amore verso il sapere.
Magari odiamo il latino, ok, ma rimaniamo affascinati davanti ad una formula chimica.
O magari quello di cui ci importa davvero è la conoscenza completa della nostra cultura.
O magari odiamo tutto e a scuola ci devono trascinare. Possibile. In tal caso forse la nostra strada è un’altra e dopo questo benedetto liceo saremo liberi di percorrerla con la luce necessaria a non perderci.
Tutto questo, spesso, chi detiene la patria potestà non lo capisce.
Ma non può essere una scusa, amici miei.
Non voglio credere che degli adolescenti incazzati non abbiano la forza di dire ai propri genitori quanto sia assurdo il loro compiacersi davanti ad un numero come se rappresentasse davvero loro figlio chi è.
Quando spesso non hanno nemmeno idea di loro figlio chi è.
Ed è valido per la propria famiglia come per il resto del mondo.

Il voto dovrebbe solo essere lo strumento con il quale i docenti ci rendono partecipi dei risultati che essi ritengono abbiamo conseguito. E noi invece lo prendiamo quel bel voto e ce lo appuntiamo con orgoglio al petto.
Perchè ci fa comodo, magari.
Perchè siamo abituati a prenderle dall’alto le cose, senza spirito critico.
Perchè ci hanno detto “va e sii il migliore” e noi non abbiamo fatto la domanda più naturale di tutte: “Perchè?”

Non c’è da essere orgogliosi di un voto. Significa che sai e basta.
Puoi essere orgoglioso di aver intrapreso la strada giusta per il tuo futuro e renderti conto di come i buoni voti siano una prova di ciò, ma questo non ha alcuna interazione con gli altri.
Il voto abbinato al confronto alimenta la competizione. La scuola e di conseguenza la società futura diventano una giungla, più di quanto gia lo siano, e la conseguenza è che ciascuno cerca di prevalere a discapito degli altri.

Ma oggi V vi dice che prendere una media più alta di qualcun altro e credere di essere superiori è una stronzata.
Prendere una media alta ed essere felici perchè è la più alta è una grande cazzata.
A meno che non si vogliono collezionare voti nella vita. In tal caso sono pienamente giustificate quelle reazioni.
Però non è forse una vita triste, questa? Cosa hanno di così affascinante questi voti da essere collezionati?

Ancora apparire, apparire e apparire.

In conclusione noi studenti siamo diventati nient’ altro che numeri.

Ma un numero non pensa.
Un numero non ama, non prova emozioni.
Un numero cerca solo di diventare più alto.
Ed arriverà un punto in cui non ci saranno più professori a darci i voti. E noi non avremmo più senso di esistere. A quel punto prenderemo il primo che capita e gli diremo “dammi un voto”. E ci renderemo conto di come quell’uomo, che era il primo che capita, abbia lo stesso diritto di tutti gli altri uomini a darci un voto. E allora la nostra insita competitività, indottaci dal mondo e da noi pigramente accettata, ci divorerà.

Ed è questa la società odierna.

La famosa perdita dei valori non è altro che perdita della coscienza di se.
Abbiamo dimenticato di essere uomini.
Siamo diventati cifre.

Abbiamo dimenticato che nasciamo, ci nutriamo, proviamo sentimenti, ragioniamo.
Ed infine morite.
Io no.

Io sono immortale.

6 Risposte a “Numeri”

  1. dai ragazzi capitanati da V andremo dal ministro della pubblica istruzione e con in mano una petizione firmata da milioni di alunni gli chiederemo di annullare i voti.
    se ciò no sare possibile non potremmo fare altro che rimanere schiavi dei voti

  2. Approfitto del commento di crack per chiarire una cosa.

    Quello che mi premeva sottolineare con questo intervento non era l’inefficienza del sistema dei voti scolastico. Quella dipende dal professore a mio avviso.
    Ma l’importanza che la società e soprattutto noi diamo a quello che è un semplice numero fino ad identificarci in esso.

    Buona permanenza.

  3. Purtroppo ci sono molte persone che considerano “sana” la competizione e fondano la loro esistenza sul “fotti il prossimo tuo”, ma che risulteranno in ogni caso i “brillanti” della società…Non capisco come alla fine si possa essere soddisfatti di uno squallore del genere, almeno io non ci riesco.

  4. M "IO" Sono IMMORTALE >_ Dice:

    Gia…è proprio così…Nemmeno a farlo apposta oggi appena sn tornata a casa mia madre mi dice che i miei cugini hanno voti + alti dei miei…vabè… Si siamo diventati delle cifre…qst si è notato benissimo grazie all iniziativa del preside di premiare le”cifre”+ alte…in modo da trasformare l’istituto in una “cifra”(x farlo apparire come uno dei + grandi licei, senza xò prendere in considerazione i problemi k ci sn o ciò che vi è accaduto)…vabè di qst se ne gia parlato…
    Alla prossima…Ciao

  5. un pò inquietante questo blog….

  6. mieleviadalgarofano Dice:

    V hai sentito della 4c che si è ribellata a miele?? secondo me dovremmo fare tutti così la scuola è la nostra se ci sono carogne al posto di professori… cmq questo blog è fantastico complimenti il più intelligente che abbia mai letto….ciauz… post scriptum: sei un grande

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