La casa mia sarà casa di preghiera, voi ne fate una spelonca di ladri
Postati in Politica, Religione con i tag censura, Chiesa, costituzione, Italia su 5 ottobre 2010 da V
Ci sono avvenimenti che valgono più di quello che sono.
Avvenimenti che, in un modo o nell’altro, si caricano di significato simbolico e assurgono ad un ruolo ben preciso nella vita sociale di una comunità, di un paese. Avvenimenti che vengono rilevati dalla nostra mente, magari per nessun motivo particolare se non estetico, come passaggi di epoche, di tempo, avvenimenti che ci aiutano a capire, finalmente, i meccanismi, le trasformazioni, il presente. Avvenimenti che ci fanno dire “ecco” o “ma certo!”.
Ecco, a Palermo, il 3 Ottobre, l’altroieri, non è successo nulla di tutto questo. Nessun avvenimento epocale, nessun fatto storico o potenzialmente simbolico. Nessuna anomalia, nessuna rivelazione. L’altroieri, a Palermo, c’era il Santo Padre in visita ma, neanche a dirlo, in questa storia Benedetto XVI non c’entra nulla, o quasi.
Purtroppo, l’altroieri, a Palermo, c’è stato un normale bavaglio, un altro, imposto dalle forze dell’ordine a dei normali cittadini.
La notizia, del resto, non esiste quasi più, non desta scalpore. Dov’è la stranezza e soprattutto perchè dovrebbe essere persino preso in considerazione un avvenimento del genere? Perchè ad un cassintegrato o ad un disoccupato, che ogni mese per tirare a campare deve tirare fuori il classico coniglio dal cilindro, dovrebbe venire in mente di interessarsi di questa faccenda?
E infatti ve l’ho detto. L’altroieri, a Palermo, in pratica, non è successo niente. Niente d’importante, almeno: solo un altro episodio di questa spossante telenovela scritta male.
Giudicate voi stessi:
Stamani, Domenica 3 Ottobre 2010, alle ore 11,30, numerosi agenti della polizia di stato in divisa e agenti della Digos hanno intimato la rimozione di uno striscione posto all’interno della vetrina della libreria AltroQuando in via Vittorio Emanuele 143 a Palermo. Lo striscione recitava la frase: I LOVE MILINGO. Gli agenti lo hanno sequestrato assieme alle locandine della mostra “La Papamobile del futuro” da tre giorni allestita presso la stessa libreria. La motivazione addotta al provvedimento è stata quella di ritenere offensiva una simile frase proprio nel momento in cui il corteo del pontefice sarebbe passato da corso Vittorio Emanuele.
Riteniamo che questo provvedimento mini fortemente i diritti costituzionali sulla libertà di manifestazione del proprio pensiero, sia attraverso la critica che la satira. Riteniamo che il messaggio in questione non offendeva nessuno, né tantomeno istigava a comportamenti violenti.
Questo è un estratto dal comunicato della libreria AltroQuando, la stessa libreria di cui potete vedere le immagini nel video in cima al post.
Una piccola soppressione della costituzione, in particolare dell’articolo 21, sulla libertà d’espressione, e dell’articolo 14, sull’inviolabilità del domicilio. Ma, ehi, uno in più, uno in meno, non sarà certo la fine del mondo.
E a chi, dal balcone di casa sua, vuole ricordare al Papa le parole di Gesù ai mercanti nel tempio (le stesse che titolano questo post con lo scopo di ripristinare un po’ del diritto violato), viene fatto deporre lo striscione. Hanno osato troppo e, prevedibilmente, il troppo è proibito in questo paese. Un paese dove, forse, la definizione di troppo è troppo vaga per non poter piegarsi a significare tutto, o meglio tutto ciò che chi comanda vuole.
Insomma, ancora un “niente” che succede in Italia, perchè il “qualcosa” è successo molto prima. È successo quando hanno cominciato a stuprare questo popolo senza voce e senza dignità. Lì c’è stato l’avvenimento, il cambiamento epocale. Ma nessuno se n’è accorto, o forse solo in pochi, perchè è avvenuto in sordina. Oggi qualcuno si sveglia, molti altri dormono beati, ma questo non può più cambiare la normalità dei fatti.
E qui la Chiesa, come ho detto prima, non c’entra proprio nulla. C’entriamo solo noi e la classe che governa il paese. Non c’entra il Vaticano, c’entra l’Italia tutta. Povera Patria, affondata dai suoi stessi marinai. Quando ritroveremo il coraggio di guardare in faccia alle tonnellate di abusi che giornalmente ci vengono sbattuti sotto il naso? Quand’è che dimostreremo di aver conservato ancora almeno un briciolo di responsabilità civile?
L’assuefazione è il pericolo maggiore. Perchè davvero tutto ciò è diventato assolutamente normale per un popolo abituato a lasciarsi piovere addosso. Intanto la politica tace in maniera bipartisan quando, in maniera bipartisan, dovrebbe parlare. Davanti ad una classe politica, che ormai incontra solo la sfiducia degli elettori, come si fa a perdere l’occasione di riscattarsi a livello morale, di ridare una speranza di libertà e di democrazia agli Italiani? Si può fare, e ce l’hanno dimostrato ampiamente. Ignoro come ma, del resto, la nostra classe politica ci ha più volte dimostrato di avere capacità insospettabili.
Qual è la speranza in questo scenario? Che la gente riesca a straniarsi e a guardare questa realtà senza il velo della quotidianeità. Che le file dei tanti movimenti attivi nel paese in difesa della buona politica si infoltiscano fino a scoppiare e che, una volta alle urne, la gente dia fiducia a chi pone l’accento su questi temi fondamentali, senza compromessi. Che qualcosa di grosso, a livello culturale, avvenga, che spazzi via questa rigida bufera di inettitudine e segni finalmente il passaggio ad una nuova stagione di rinascita.
A Palermo, il 3 Ottobre, l’altroieri, non è successo nulla di tutto questo. Nessun avvenimento epocale, nessun fatto storico o potenzialmente simbolico. Nessuna anomalia, nessuna rivelazione. L’altroieri, a Palermo, c’era il Santo Padre in visita ma, neanche a dirlo, in questa storia Benedetto XVI non c’entra nulla, o quasi.
L’altroieri, a Palermo, c’è stato solo l’ennesimo frutto di quest’albero malato e ignorato da noi, inoperosi giardinieri. Una bazzecola, insomma.
Dormiamo sonni tranquilli e sogniamo un posto diverso. La notte porta consiglio, certo, ma cos’altro lasceremo accadere mentre ci attardiamo a riposare con gli occhi chiusi?
La primavera intanto tarda ad arrivare
V
p.s. Ecco l’appello lanciato da MicroMega. Una firma, magari per cominciare. http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391188
Il posto è fisso
Postati in Politica, Storie con i tag lavoro, società su 23 agosto 2010 da F
Il rumore delle cicale. Il sole giallo. L’aria indigeribile. Rumori estivi. Sensazioni tropicali. Periferia.
Io e Franco davanti al televisore. Eravamo agitati. Esagitati.
Prese la parola l’ex delfino: era immerso tra i sodali. Il volto inquieto. Si aggiustava nervosamente il nodo della cravatta celeste.
Non ascoltavamo quello che diceva. Aspettavamo solo un gesto. Trepidavamo. Desideravamo vedere il braccio. I colonnelli al suo fianco guardavano la folla sottostante con occhi ferini. “La situazione è insostenibile” Compresi solo queste parole. Poi farfugliò altri vocaboli ma non fui in grado di decifrarli.
Ed infine il gesto. Un aeroplano planò su quel bosco di braccia tese. Poi spari.
Mio fratello Franco scattò in piedi. Corse in cortile. Preparò il cannone. Piangeva. Di gioia… forse di dolore. Ritornò davanti al televisore con due fucili: “Sei pronto?”
“Certo” Risposi. “Ma contro chi? Non l’ho ancora capito…”
“Contro noi stessi. Contro i nostri fratelli. Siamo in troppi e…”
“E non c’è lavoro per tutti. E c’è bisogno di pulizia…” Sorrisi.
“Esatto! In nome della rettitudine!” Franco gridò.
In tv i canali erano saltati. Un buon segnale. Uscimmo da casa. Dopo poche centinaia di metri il corteo divenne ingestibile. Mio fratello sparò un colpo in aria. Si mise alla testa della processione.
“Ammazziamo tutti gli statali!”
“Si!” La folla emise un ululato globale.
“Tutti i dirigenti corrotti!”
“Si!” Un altro ululato.
“Ammazziamo tutti!”
“Si!” Un altro ancora.
Giungemmo in centro. Eravamo in migliaia. Il conflitto iniziò tra gli strepitii dei cittadini.
“Quello lavora all’INPS!” Urlò un uomo. “Uccidiamolo.” Bum! Bum! “Eccolo. Questo lavora all’ASL!” Bum! Bum! “Prendete sto tizio. Lavora alle poste!” Bum! Bum! “Non fatevi scappare l’Assessore!” Bum! Bum! Uno sconosciuto afferrava una donna per i capelli. “È la bidella del liceo! Che faccio?” Domandò a Franco. Mio fratello prese la pistola e la freddò sulla fronte. “Non chiedermelo mai più! Se vuoi il lavoro… devi ammazzare!”
Un massacro durato un’intera giornata. Poi sporchi di sangue tornammo a casa. Ci avvicinammo al cannone. Sparammo tre colpi. Per festeggiare. I canali erano ancora interrotti. Un buon segnale… Dormimmo sereni e il giorno dopo percepimmo i segni… di una pace terrificante!
Per tutte le vedove e le puttane reali…
Postati in Politica con i tag Emanuele Filiberto, Sanremo su 12 agosto 2010 da Z
Nel tanto lontano quanto mai vicino 23 ottobre 2002, con la legge costituzionale entrata in vigore il 10 novembre dello stesso anno, si consentì di entrare in Italia ai discendenti maschi di casa Savoia. Un provvedimento che fece rabbrividire tutti quelli che con l’avvento della Repubblica espulsero dal territorio italiano la famiglia reale. Dall’altra sponda invece un grande boato accompagnò la gioia orgasmica del “principino” Emanuele Filiberto, noto alle tv nostrane per i numerosi balletti, scoop amorosi e passioni calcistiche ma da quest’anno anche come cantante, avendo partecipato al parterre de roi de la chanson sanremese.
Il rampollo di casa Savoia, avvalendosi della partecipazione del nanetto maremmano e del tenore Luca Canonici, si è aggiudicato il 2° posto dopo che il suo brano è stato ripetutamente fischiato dalla platea dell’Ariston ed, essendo uscito al primo turno, è stato ripescato grazie al vile e crudele metodo plebiscitario televisivo insieme al vincitore del festival V.Scanu, sbarbatello fresco fresco dall’esperienza di “Amici”, direttamente raccomandato da M. De Filippi, una sorta di Minerva televisiva. Il principe durante l’evento ha mostrato carattere, tenacia, “competenza artistica” ma soprattutto tanto coraggio nello scrivere il testo “Italia amore mio” dopo aver chiesto allo Stato italiano 260 milioni di euro (soldi che a suo dire sarebbero stati destinati alle famiglie bisognose) per i danni morali causati dall’esilio durato 56 anni. A qualcuno, dopo aver ascoltato la canzoncina del discendente monarchico, sarebbe sicuramente venuta la voglia di espellere saliva dal proprio orifizio orale.
Subito ritornati in Italia i Savoia non hanno certo reso il lavoro della magistratura inoperoso e noioso, in quanto il padre del principe, Vittorio Emanuele, fu arrestato su richiesta del pm Woodcock dal Gip di Potenza con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, nell’ambito dell’indagine sullo scandalo del casinò di Campioni d’Italia(1). Dopo le prime ammissioni gli furono concessi i domiciliari in una villa faraonica a Roma e, solo dopo, il divieto di espatrio. Vicenda curiosa poiché prima non potevano entare nello stivale, adesso non possono uscirvi. O lo stivale gli va stretto oppure Italia amore mio è troppo forte da rimanerci.
Il piccolo principe, che da indiscrezioni sembra non sentirsi addosso la monarchia (dichiarazioni prontamente smentite dal diretto interessato), risulta indagato nella stessa inchiesta per pirateria informatica, ma viene prosciolto. Dopo l’inchiesta che lo coinvolge dichiara di aver assunto stupefacenti ad una trasmissione domenicale del palinsesto mediaset, ma a Sanremo va e vince quasi. Perché lui sì e Morgan no?, verrebbe da chiedersi. Quando il provvedimento “ad personam” va di moda.
Per il principino l’appetito vien mangiando e candidatosi alle elezioni politiche del 2008 con la lista “Valori e Futuro”, nella quale figurano un indagato per truffa allo stato, E.Giuliano(2), giusto per essere coerenti, e un arrestato per mafia, M.Turrisi(3), conquista uno 0,4% che gli consente il diritto di entrare a pieno titolo nei minimi storici della politica italiana. Ma il savoia ginevrino non si arrende e si presenta alle ultime europee nella liste dell’Udc, dove i 22.000 voti raccolti non serviranno per entrare a Bruxells. In verità quella candidatura verrà certamente ricordata per un’imbarazzante conferenza stampa-messa in scena attuata dal principino con il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, condannato per corruzione aggravata ad anni 3 e mesi 3 (condanna caduta in prescrizione grazie ai provvedimenti legislativi del governo Berlusconi), dove gli venivano suggerite le risposte (qui il video di Striscia che svela il misfatto: http://www.youtube.com/watch?v=svK0hevVVCA)
Il principe di Venezia e di Piemonte (mai riconosciuti come titoli nobiliari al principe) ha fondato diverse associazioni culturali per sostenere la campagna a favore dei 150 anni dell’unità italiana, ottenendo il patrocinio della regione Veneto e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Un Emanuele Filiberto ballerino, canterino, juventino, opinionista televisivo e militante politico, anche se con risultati pressoché scadenti tra ripescaggi e mille contraddizioni, è pronto all’incoronazione coram populo italico.
Z
Roma locuta, causa NON finita
Postati in Religione con i tag Chiesa, fanatismo, razzismo su 8 agosto 2010 da Ω
Che la Chiesa fosse Humana Istitutio era chiaro da un pò. Che ci fossero fanatici della religione, lo era altrettanto. Che la fede fosse diventata una visione estremista, chiusa, e sorda da quanti se ne dichiarano “possessori”, era ancor più palese.
Ma che esistesse un modo per cadere ancora più in basso, questo mi era nuovo. E allora ecco il caso. Giro su internet, un link tira l’altro, e arrivo qui :
http://www.pontifex.roma.it/
Un bel sito che si ripropone di fare apologetica della dottrina cattolica, in quanto la rete è invasa da contenuti poco ortodossi.
Fin qui, quasi nulla di male, una smorfia di disgusto alle parole: “inviaci un tuo articolo di matrice cattolica”, etichetto tutto come: Fanatismo e sto per chiudere. Ma eccole lì, le parole magiche catalizzatrici:
Molti ci criticano, qualcuno ci analizza, in pochi ci aiutano: imparare a leggere Pontifex.Roma. La Dottrina si accetta nella sua totalità, senza se e senza ma e, come disse Sant’Agostino: ROMA HA PARLATO, IL CASO E’ CHIUSO
Mi dico, no, non è come sembra. Non si può essere così espliciti. Nemmeno la Chiesa può. Non può fare i suoi credenti così stolti. Così ignoranti. Ingenua che non sono altro.
Scorro la pagina e inorridisco:
Gli ebrei? Erano e sono perfidi, nulla é cambiato. Il Salvatore lo hanno crocifisso loro, lo dicono le Scritture. Non visiterei mai una sinagoga. Il bacio al Corano dannoso, come venerare Topolino
Oh beh, come dire Absit iniuria verbo. E stiamo ancora a lamentarci della guerre religiose? Se questo non è alimentarle, beh allora delucidatemi, non ho capito nulla della vita. Smettiamola poi con la farsa delle religioni unite e bla bla.
I culti orientali e il buddismo nel particolare sono pericolosi e satanici. Invitano alla rassegnazione davanti al male. La Chiesa cattolica é la sola depositaria della verità. Non esiste educazione senza punizione o gratificazione
Qui ci resto qualche minuto. Tra la risata e lo sconforto. Il buddismo inteso in maniera satanica? Ok, comincio sul serio a pensare che qui si tratti di una sbronza di massa.
Sola depositaria della verità: Extra ecclesiam nulla salus. La Chiesa. Certo, se lo dicono da soli. Se non è fanatismo questo. Intolleranza. Non so più come chiamarlo, mi mancano le parole di fronte a tale palese dimostrazione di ignoranza. Altro che sapienza divina, qua c’è bisogno di una clinica riabilitativa. Apertura al dialogo pari allo 0%. Con queste premesse che vuoi sperarci? Questa si chiama dittatura ideologica e spirituale, che è peggio.
Ma un attimo, dove si spinge il razzismo “cattolico”? Fino a dove?
http://www.giornalettismo.com/archives/75742/gay-donne-chiesa-pontifex-violenze/
Questo è ciò che io chiamo troppo. Questo è ciò che mi ha spinto a scrivere.
La violenza non può essere giustificata da nessuna provocazione! Ma soprattutto L’amore non è mai una forma di provocazione. Così come non lo è il sesso.
Onestamente sono stanca. Stanca di tutto questo pudore, di queste frasi fatte, di questo bigottismo. Sono stanca che la Chiesa si senta autorizzata ad entrare nei letti delle persone, a giudicarne i piaceri, a porre dei limiti. La dottrina, come la chiamano questi rispettabilissimi prelati, dovrebbero non solo predicarla ma anche razzolarla. E considerando gli innumerevoli casi di preti pedofili, direi che sarebbe davvero interessante e benefico che chiudessero le loro piissime bocche e cominciassero a pensare ai loro panni sporchi. Ne hanno ceste piene negli armadi.
Queste sono parole pesanti, che non possiamo in alcun modo lasciar scorrere, lasciar passare. Questo è razzismo ma è soprattutto giustificazionismo della violenza! Perchè nessuno ne parla? perchè questo monsignore può prendersi queste libertà, così sine clamore?
Io mi chiedo e pretendo di averle le risposte, i credenti in cosa credono? Credono davvero in un Dio che parla per bocca di codesti individui degni di rappresentare al massimo la lega stoltorum?
È cecità? È follia di massa? È un virus?
Contro natura. Le ultime parole famose. Come se un uomo qualsiasi vestito di un saio o chissà cosa, (memento te hominem!) potesse semplicemente decidere cosa è natura e cosa non lo è. Qualcuno dovrebbe dire a questi signori che Natura abhorret a vacuo, la natura inoriddisce solo al vuoto, e mi pare che i loro cervelli non siano affatto colmi. Sono contronatura quindi?
Così si alimenta l’odio, così si istiga alla violenza. Di cosa altro c’è bisogno per dare ragione a Nietzsche?
La Chiesa è esattamente ciò contro cui Gesù predicò e contro cui insegnò ai suoi discepoli a combattere
Omega
Rinascimento
Postati in La Galleria dell'ombra, Liceo Garofano, V con i tag Galleria dell'ombra, V su 23 luglio 2010 da V
Buonasera, mondo.
È passato molto tempo ma, finalmente, ci rivediamo.
È il Vostro V che Vi scrive, quello che avete imparato a conoscere discretamente bene negli anni passati e che, spero, conoscerete ancora meglio nei prossimi.
So cosa state pensando. Vi devo delle spiegazioni.
Allora accomodatevi e preparatevi a leggere la mia umile storia, e scusate se, per la prima volta, abbatterò la quarta parete del vostro PC e farò parlare un po’ la voce aldilà di questa maschera. Sarà anche l’ultima.
Quante volte sono sparito in questi anni! E quante volte ho promesso di ritornare! Troppe, certamente.
Ma l’esperienza del liceo è qualcosa di complesso, di sfaccettato. Voi ne avete conosciuto una faccia. Io l’ho vissuta totalmente, senza quei vuoti tra un post e l’altro che potete ravvisare andando a scavare un po’ nella Galleria, come ho fatto anch’io, più e più volte, in questa mia assenza.
Il Liceo è passato così, come una giostra: quando cominci a capire è tutto finito. E, forse, è anche giusto che sia così. Forse, quando alla fine del Liceo cominci a capire sei addirittura fortunato, perché non è semplice, in fondo, capire qualcosa.
E allora magari, passata l’astinenza iniziale, il momento di incertezza e di disorientamento che sempre accompagna l’inizio di una nuova vita, a certe pagine ci guardi anche con un po’ di nostalgia. Specie se hai un conto in sospeso con loro, come nel mio caso.
Nell’ultimo anno non ho indossato io questa maschera. Avevo lasciato il Liceo, era impossibile per me continuare ad essere V, nonostante ce ne fosse il bisogno. Lasciavo una scuola beffardamente ancora uguale a se stessa, pronta ai grandi cambiamenti fatti ancora una volta per non cambiare un bel niente.
L’idea era semplice, anche un po’ ovvia: passare il testimone. Un altro studente è stata la mia “Evey”, il mio successore, e di volta in volta V sarebbe dovuto rimanere nella scuola, della scuola, come una piccola eredità da lasciare alle future generazioni. Ringrazio questa persona per aver tenuto durante quest’anno il mio piccolo fardello. Ha scritto solo un post poi, forse, l’idea non ha funzionato. Qualcuno si è accorto di un inevitabile cambio di stile e mi sono reso conto che probabilmente ho dato troppo di me a questa maschera per poterla lasciare andare in questa maniera.
Ma questo posto, questa Galleria, era una piccola fucina di fantasia e di alternative, un posto dove tanti ragazzi si sono confrontati e hanno ragionato su questioni che, troppo spesso, in passato sono state dimenticate ed affossate. A volte mi siete venuti contro e sono stato felice, lo sapete, perchè finalmente, almeno, vi siete posti dei problemi, avete avuto dei dubbi.
Questo posto è la vivida affermazione che, in potenza, è ancora possibile pensare e criticare, valutare cosa è meglio e cosa è peggio, cosa si può fare e cosa non si può fare, cosa si deve fare.
E allora credo valga la pena rimettere a nuovo la Galleria dell’ombra. Togliere un po’ di polvere, magari, ed anche allargarla, perchè no, a nuovi temi e a nuovi pensieri.
Ed è per questo che sono di nuovo qui, da Voi, a chiedervi scusa e a parlarvi di queste cose che, in fondo, potrebbero anche interessarvi molto relativamente. Passiamo alle cose serie.
La Galleria, in occasione di questa riapertura, ha molte novità per Voi.
Innanzitutto il tema. L’occhio si sposterà un po’ più in alto a guardare non più solamente il Liceo Garofano e il mondo della scuola, ma la società e il mondo nella sua totalità. Mantenendo l’atteggiamento “socratico” che ha sempre contraddistinto questo posto, sia chiaro. E questo non significa che verrà trascurato il mio amato Liceo Garofano, e vi spiego perchè.
Da oggi non sono il solo ad abitare la Galleria. Altre maschere si sono unite a me in questo rinascimento, altri personaggi avranno spazio su questo blog. Potete vederli già nella colonna alla vostra destra. Essi sono la diretta conseguenza di questa scalata di intenti.
Ci serviremo della molteplicità per rappresentare la complessità della materia da trattare.
Non più un semplice pensiero da coltivare ma cinque penne diverse (almeno per ora) a scrivere anche pensieri del tutto opposti riguardo uno stesso argomento. Più penne, quindi post più frequenti e più vari, stili diversi, mondi diversi. L’opportunità di condividere un lavoro di ricerca per noi e per voi un’occasione per leggere tutto quello che è stato questo spazio, moltiplicato per cinque.
Loro sono Òmega, F, Z e Hey.
Hey, in particolare, si occuperà del Liceo Garofano, al mio posto.
Ciascuno di noi avrà la sua mail di riferimento. Per questo motivo la vecchia mail per le segnalazioni, la Vmail (vvvvvmail@gmail.com), diventerà la mia mail personale, mentre la mail per le segnalazioni da oggi in poi sarà lagalleriadellombra@gmail.com.
Una squadra unita sotto l’arco di questa Galleria, sotto questa antica incisione che così recita:
Vi Veri Veniversum Vivus Vici.
Con la forza della verità, da vivo, ho conquistato l’universo.
State in guardia, V è tornato.
E, stavolta, non da solo.
Nuovo anno.
Postati in Liceo Garofano, Scuola con i tag Liceo Garofano su 29 ottobre 2009 da VBuonasera studenti e non.
È circa un anno che questo blog non viene aggiornato.
Come prima cosa mi scuso con tutti per l’assenza, che è stata dovuta da cause dipendenti dalla mia volontà e non.
Una serie di sfortunati eventi.
E comunque, rieccoci all’inizio di un nuovo anno scolastico. Un caloroso benvenuto ai nuovi studenti, che prendono parte alla vita scolastica.
Lunga vita al Liceo Garofano, ogni anno migliorato!
Abbiamo televisori, porte scorrevoli, colori sociali, felpe, gadgets,sere di galà con balletti, chi più ne ha più ne metta!
Il tutto con l’invito e con la speranza che tutto ciò sia insieme fumo e arrosto.
Non “non-essere” e apparire, ma essere apparendo!
Il liceo Garofano è il liceo Garofano, poffarbacco!
Questo intervento vuol far anche ricordare cosa è questo blog.
Il mio fine non è quello di mettermi in mostra, quello di andare contro il liceo Garofano o ancor peggio quello di fare l’eroe.
No, il mio scopo è ben diverso.
Il mio compito è quello di farvi svegliare. Farvi svegliare dal torpore quotidiano. Stimolare il vostro pensiero.
Indurvi a riflettere, a pensare, a agire, a non accettare passivamente.
Nessuno vuole una scuola di dormienti, no?
Infine, in periodo di elezioni, agli studenti chiedo poco.
In fondo, solo un po’ onestà intelletuale.
Chiedo di votare secondo coscienza, dopo aver sentito i programmi e giudicati (pietosi come sempre, tra l’altro, ma questa è un’altra storia).
La rappresentanza non è la stupidata che sembra.
È una cosa seria, che puntalmente viene rovinata da quattro pagliacci che vogliono mettersi in mostra.
Solito discorso che si potrebbe fare ogni anno, e casualmente già trattato da me in precedenza.
Le persone serie per fortuna ci sono.
Tenetene conto.
Il liceo è vostro.
Ovviamente il vostro aiuto è preziosissimo.
vvvvvmail@gmail.com
Vostro,
V.
Sangue nella nostra “piscina”
Postati in Liceo Garofano, Scuola con i tag Assemblea, rappresentanti, sangue, sessantotto su 22 ottobre 2008 da VBonsoir studenti.
È da un po’ che non ci si sente, vero?
Cosa? Pensavate fossi morto? Già avevate pronunciato tutte le orazioni funebri del caso? Beh, mi dispiace deludervi ma sono ancora qui, per fortuna di alcuni e sfortuna di altri. Del resto non lamentatevi, ve l’avevo detto gia una volta.
Abbiamo dimenticato che nasciamo, ci nutriamo, proviamo sentimenti, ragioniamo.
Ed infine morite.
Io no.Io sono immortale.
E ve l’ho ribadito anche qualche tempo fa, ricordate? Ci tenevo a farvelo sapere e allora ho sfruttato uno script del vostro instant messenger preferito. Niente di che, solo un avviso. Un richiamo.
State in campana, perché V sta per fare il suo ritorno.
Scusate la maleducazione, non vi ho ancora augurato buon anno scolastico.
Beh, auguro a tutti voi di passare un anno nel migliore dei modi, nel nostro bello e rinnovato istituto, sperando che tutto vada per il verso giusto. In special modo ai nuovi arrivati, i ragazzi di prima. Loro la scuola la vedono per la prima volta e si abitueranno prima a questo nuovo aspetto, lindo e pulito, oserei dire “alberghiero”. Si abitueranno di certo prima di me all’idea delle bandiere fuori scuola, ai manifesti pubblicitari. Per loro questa sarà la posizione di partenza. Per me che in questa scuola ci sto da più tempo è solo una falsa pista, imboccata già da un po’ ormai, e che mostra ora tutta la sua effimerità.
Le risorse noi le adoperiamo in “abiti”, dimenticando del tutto i “monaci”.
Ma hey, non ci stupiamo, ragazzi! Lo sapevamo già, avanti. Ai primini, comunque, e a tutti i nuovi arrivati nella mia galleria, va il consiglio di leggere un po’ di materiale risalente all’anno passato, dove sono spiegate un po’ di cose su di me, su questo blog e su tutto quello che ne consegue.
In particolare la pagina “V” (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/about/) e questi articoli, che se letti con attenzione soddisferanno tutta la vostra sete di informazioni.
Uno su di me (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2007/11/05/remember/)
Uno sulle maschere (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2008/01/24/maschere/)
Uno sul dialogo (http://lagalleriadellombra.wordpress.com/2008/02/07/dialogo/)
Quest’anno poi il nostro liceo si è arricchito di tanto materiale umano che ha scelto una strada diversa da quella scelta da chi di solito popola i nostri corridoi. Sto parlando dei ragazzi del IV ginnasio. Non posso che essere contento di questo innesto. Sarà interessante questa convivenza, a mio avviso. A tutti loro buona fortuna. Spero vi sentiate a casa vostra e che la camera in dotazione sia confortevole.
Επί τύχησι χρηστήσι.
Bando alle ciance e ai convenevoli di rito, non perdiamo tempo.
Il Liceo è in fermento. La scuola sta per essere chiamata a decidere chi avrà l’onore di rappresentarla nel consiglio d’istuto. Si sta per dare il via alle elezioni dei rappresentanti.
La campagna elettorale è già esplosa e ieri mattina si è consumata la classica tragedia che ogni anno si ripete in maniera scontata quando arriva il momento dei discorsi dei candidati.
Una scena imbarazzante.
Parole banali, una dietro l’altra, scontate per di più. Parole memorizzate da altre fonti e che appaiono vuote. Parole dette senza essere state comprese fino in fondo. Il solito disastro. La maggior parte dei candidati è nella ben conosciuta mediocrità, e il motivo della loro candidatura è da ricercarsi nel culto dell’apparenza e in una buona dose di incoscienza. Incoscienza nel senso di “non coscienza”. Perché molti di noi non sono coscienti di quello che sono.
Non sono coscienti di essere studenti.
Basti pensare agli sviluppi dell’assemble plenaria. Finiti i discorsi dei candidati, “ZAC”, sono spariti tutti. O quasi. Si è rimasti come sempre in venti a parlare di scuola. Della scuola di ottocento. Una scuola di cui ci dovrebbe importare, perché è la nostra seconda casa, il posto in cui passiamo più tempo. Noi questa scuola la lasciamo vivere, o meglio la lasciamo morire, così. Senza fregarcene, senza chiederci nemmeno un perché.
Si è parlato della Gelmini, in quella assemblea. Di questa riforma, che rischia davvero di dare il colpo di grazia al moribondo sistema scolastico italiano. Fino a quando non è stata sciolta, in maniera discutibile per di più, anche per il registrato assenteismo. Davvero bello.
Vedete, V è dalla parte degli studenti. E proprio perché è dalla parte degli studenti non può che scagliarsi contro questi non-studenti.
Questo qualunquismo generalizzato è disarmante. È il massacro di se stessi e dei propri obbiettivi. È il messaggio più immediato che arriva della nostra generazione a chi osserva. È la dimostrazione che abbiamo davvero perso di vista cosa significa essere degli studenti.
Quarant’anni fa qualcuno ce l’aveva in mente sicuramente più di noi. Quarant’anni fa qualcuno ha combattuto per ottenere gli stessi diritti che noi stiamo oltraggiando.
Ha sanguinato. E per sanguinare c’è bisogno di qualcosa, amici miei. Non si sanguina per gioco. Non si sanguina per rischio. No.
Noi sguazziamo nel loro sangue. Come in una piscina. E ci giochiamo a palla a nuoto, o ci tuffiamo, o scivoliamo sul fondo. Immaginatela per un attimo, la nostra bella “piscina”. L’atrio, per intenderci. Pieno del sangue dei sessantottini di Valle Giulia. Uno spettacolo sublime. Crudo. Reale. Più che mai.
E allora perdo la flemma che mi contraddistingue, perché davanti a queste cose io non reggo. Mi libero di ogni catena e, dietro questa maschera, comincio ad essere Venereo. E mi fa rabbia che a votare, venerdì, saranno tutti! Non tutti gli studenti ma tutti gli iscritti a questo liceo, che è diverso. Voteranno anche coloro a cui non importa niente. Coloro che quando varcano quel cancello lo fanno senza avere un peso sullo stomaco, senza la consapevolezza che stanno abbandonando la propria scuola al suo destino. E questo mi fa incazzare.
E allora lancio una provocazione.
All’assemblea si dichiari di aderire o meno.
Che passi un foglio per le classi.
E si metta una firma.
Chi non vuole partecipare sarà libero di non firmare ed andarsene nel giorno indicato.
Dopodichè le porte saranno chiuse.
E chi vorrà partecipare lo farà fino in fondo.
E se avrà un impegno urgente faccia come quando ha un impegno urgente nelle ore di scuola.
Si faccia un permesso. Si faccia prelevare dai genitori.
Solo un piccolo particolare: non c’è alcun motivo per utilizzare un impianto in venti persone.
Se gli aderenti all’assemblea saranno così pochi da poter trovare tutti spazio enlla sala proiezioni, beh, che lo facciano. E che le lezioni non si fermino. Non si spieghi. Non si facciano verifiche generali.
Si interroghi. Perché non c’è niente di scritto che impone di fermare le lezioni.
E chi non vuole partecipare alla vita della scuola si assuma le proprie responsabilità fino in fondo. Con onestà. E con consapevolezza almeno della propria scelta.
Se una manovra del genere fosse stata messa in atto ieri, cosa buona e giusta sarebbe stata ridurre gli aventi diritto al voto ai soli aderenti all’assemblea d’istituto. Può sembrare una forzatura ma è una provocazione che vale la pena lanciare. Perché chi non ha interesse nella vita della scuola deve poter esprimere una preferenza? Una preferenza su cosa? Sul jeans che indossa il candidato x? O sul sedere del candidato y?
Questo è ciò che ogni studente dovrebbe auspicare: che gli studenti capiscano cosa significa essere studenti.
Per cui è questo ciò che interessa a V. Perché è nell’interesse degli studenti, di tutti gli studenti, che gli iscritti a questa scuola capiscano.
Cominciamo a fare i conti con ciò che abbiamo. Prima di chiedere altro. Prima di urlare e chiudere i pugni. Prendiamo coraggio e pronunciamo parole di consapevolezza.
Lo spero. E riesco ancora a sperare. Perché per fortuna qualche speranza c’è. Ci sono ancora studenti consapevoli di essere studenti, non tutto è perduto. Fin quando ci saranno venti studenti, seduti o in piedi, a discutere del loro mondo, fin quando ci saranno cinque studenti interessato a ciò che accade nel proprio istituto, fin quando ci sarà anche uno studente che prenderà il microfono in mano e porterà avanti un assemblea cercando di fare discussione, ci sarà una speranza.
Ed è nelle mani di queste persone, di queste speranze, di questi Studenti, con la S maiuscola, che V spera vada la rappresentanza. Non può non farlo. Perché V è dalla parte degli Studenti. E spera che sia uno Studente ad essere eletto. Sarebbe un primo passo per svuotare la nostra sanguinosa piscina.
V non vuole trattenervi oltre.
Buona fortuna al Garofano.
È un piacere essere di nuovo qui.
Vostro,
V
… poi è arrivato Gerry Scotti
Postati in Scuola con i tag Arte, estetica, Scotti su 7 marzo 2008 da VA V la scuola non piace.
Penso che questo si era capito.
Ma non perchè a V non piace studiare, no.
Studiare il bello è bello. E noi, noi liceali, studiamo il bello. O almeno dovremmo.
Matematica, Fisica, Scienze. Materie utili, certo. La Scienza guida il progresso. Ma in queste materie c’è anche qualcosa di terribilmente affascinante, di puramente estetico.
Proporzioni, leggi, numeri. Tutto rinconduce ad un’armonia naturale.
Un’Arte non umana.
Poi abbiamo la Storia e la Filosofia. Esse, oltre ad avere un lato utile che consiste nell’indicarci la strada per la politica e l’etica e mostrarci determinati mostri partoriti dalla mente umana, sono, parallelamente, anche ciò che di più artistico possa essere osservato, come se qualcuno ci volesse suggerire lo stretto legame tra le due cose. Esse sono la prova ineluttabile che l’uomo vive secondo il proprio senso estetico, vive artisticamente.
Teatralmente.
Lettere, Latino, Storia dell’Arte. Studiamo la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura. Arte umana. Pezzi di emozioni che uomini come noi hanno deciso di consegnare all’infinito e che noi studenti dovremmo assaporare.
Detto così sembrerebbe una specie di paradiso, la scuola.
E invece qualcosa non funziona.
Più vado avanti in questo cammino nella scuola italiana, cominciato un bel po’ di anni fa ormai, più mi rendo conto che l’andazzo generale è prepararci per un’emozionante puntata di “Chi vuol essere milionario?”.
Nel caso delle materie scientifiche non è facile mostrare agli studenti il lato estetico di esse. Non tutti lo colgono. Probabilmente è anche questione di predisposizione a questo o quel tipo di estetica. Se non tutti i docenti ci riescono con tutti gli studenti allora diciamo che è il danno più sopportabile, in fondo. Esse infatti sono le materie dal risvolto pratico più evidente.
Storia e Filosofia? La questione si complica. L’insegnamento “da quiz” in questo caso fa di certo più danni. Se non altro perchè la storia e la filosofia, private del loro lato artistico, perdono tutto il loro fascino umano. Diventano imparare a memoria una data o il titolo di un’opera. E questo è del tutto inutile.
Un concetto e un avvenimento, insegnati in modo sterile e didascalico, si dimenticano molto facilmente. Difficilmente agli studenti rimarrà qualcosa di cinque anni sui libri. Al massimo un brutto ricordo di qualche professore.
Lettere, Latino, Storia dell’Arte? Qui accade il vero scempio. Esse sono materie senza alcun risvolto pratico. Sono materie artistiche. Noi studenti in quelle ore di lezione studiamo l’Arte.
E cosa ce ne facciamo?
“All Art is quite useless” diceva Wilde.
Tutta l’arte è completamente inutile.
Diavolo ragazzi, allora studiamo qualcosa di inutile?!
A quanto pare si.
Ma non c’è forse nella nostra vita tutto di artistico? E non è la nostra vita allora costellata di inutilità? E allo stesso modo di bellezza?
E torniamo al punto di qualche riga fa: studiamo il bello.
Ora torniamo per un attimo con i piedi per terra. Studiamo figure retoriche, facciamo analisi del testo, impariamo aneddoti, date, citazioni. A che pro? A che pro se il lato estetico di queste materie artistiche ci viene celato? A noi, pesunti alunni d’Arte, viene propinato spesso il numero dei capitoli di un’opera, la vita di un autore, la tecnica utilizzata, dimenticando la cosa più importante di tutto questo: l’emozione che l’autore voleva trasmetterci.
“L’unica giutificazione per fare una cosa che non miri all’utile è che la si ammiri profondamente.”
E se è così mi dico che studiare determinate cose è davvero ingiustificabile.
E invece questa è una scuola non di alunni d’Arte, bensì di futuri milionari. La via indicata dalle istituzioni non è quella del sapere per sapere, perchè è bello, ma quella del sapere perchè è utile sapere. O comunque la seconda vince sempre sulla prima. Due visioni del mondo diverse che probabilmente dovrebbero sancire la differenza tra Licei e Istituti tecnici.
Noi siamo liceali. Il nostro era un privilegio. Studiavamo il bello, l’Arte. Era un onore. Dovrebbe esserlo.
Poi è arrivato Gerry Scotti.
Poi è arrivata una società senza spazi, senza respiri, senza Arte.
Si sono dimenticati il fascino del teatro, hanno abbandonato i copioni quando il mondo è avvizzito sotto il bagliore dei riflettori nucleari.
Io restituirò loro il melodramma, il Grand Guignol.
Vedete, l’ho detto una volta e lo ripeto, tutto il mondo è un palcoscenico e tutto il resto…
è Vaudeville.
Dialogo
Postati in Liceo Garofano, Scuola, V con i tag contatto, Dialogo, e-mail su 7 febbraio 2008 da VIl dialogo è estremamente importante.
Senza un dialogo l’intera società crollerebbe su stessa. Sarebbe un mondo di egoismo puro, senza possiblità di sintesi. Costruire qualcosa insieme è impossibile senza dialogo.
Nella nostra scuola è finalmente possibile avere un dialogo con la dirigenza, non più assenteista, e mi sembra che sia un’ottima cosa. I risultati, tutto sommato, si vedono.
Nella mia galleria ho parlato del Vile Cabaret, della Folle Corsa, tutte cose che a V non sono andate giù. Ma vi dico che se avessi aperto prima la mia dimora, magari l’anno scorso o prima, ci sarebbero molti più articoli e soprattutto sarebbero stati pubblicati con più frequenza.
Il dialogo, insomma, ha migliorato le cose.
In nome di questo santissimo dialogo tanti mi dicono di gettare la maschera. Vogliono dialogare con me, si illudono di poter dialogare con me.
A questo punto la domanda è una: C’è un modo per dialogare con me?
A volte intervengo nei commenti ai mie interventi. In qualche modo quello è dialogo. Ma mi rendo conto del fatto che è un po’ limitativa come forma di comunicazione.
Che dire, chi vuole parlare con V può farlo tranquillamente. Il mio contatto msn? vvvvv2007@hotmail.it
Ancora meglio la mia mail:
http://lagalleriadellombra.wordpress.com/vmail/
Con questi due strumenti V è a vostra disposizione. Ora vi saluto fiducioso che tanti mi contattino. Au revoir.
…
Cosa? Come? Vorreste parlare con colui che c’è dietro questa maschera?
Oh certo che potete, potrebbe capitarvi di incontrarlo e parlarci, non c’è problema.
Eh? Vorreste che lui parli a voi, faccia a faccia, da V?
No allora fermi tutti, non ci siamo capiti su una cosa.
Io, V, sono un mucchio di dati. Un Account. Una Voce.
Chi c’è qua dietro è solo qualcuno che mi presta un supporto per questa bella maschera, parlare con lui non è parlare con V. Se si chiamasse ipoteticamente Amedeo Rossi parlare con lui significherebbe solo parlare con Amedeo Rossi.
Null’altro.
Quindi nessuno si faccia alcun problema. Avete da dirmi qualcosa? Avete il contatto msn. O la mail. E ricordate che potete sempre commentare. Tutti, che siate studenti, docenti o chi più ne ha più ne metta.
Anzi, sapete cosa vi dico, mi farebbe proprio piacere avere un dialogo con queste persone che sembrano non essere visitatori abituali del mio blog. Con i professori se vogliono.
O magari con il preside.
Sarebbe un onore per me. E sarebbe un’ottima occasione per spiegargli delle cose, per chiarire delle cose che forse gli ha detto di me gente che non mi ha capito poi molto.
Beh che dire, al preside, se legge queste righe, ai professori e a voi studenti dico di non esitare a contattarmi o a commentare. Nessuno si spaventa per un’opinione, se sta al gioco delle parti, se accetta questa maschera.
Se poi cominciano a volare insulti, minacce e gente che mi dice di pensare a studiare, beh, la ignoro semplicemente.
Ma il succo è questo: V nel dialogo ci crede.
Solo che tutto sta capire tra chi ci deve essere dialogo.
Nella scuola? Tra tutte le figure scolastiche, dal personale Ata a gli studenti.
Ma ve lo ripeto io non sono nessuna di queste figure.
Io sono V.
Allora chi vuole dialogo con me deve venire a cercarmi nella mia dimora, nel mio territorio, qui in internet. Perchè io, concretamente, non esisto che qui.
V, come Voce della scuola, esiste nella mente di tante persone, nel dialogo quotidiano che ognuno di noi fa con se stesso. Sapere che esiste, sapere che c’è questa maschera, e che è li e minaccia la coscienza di chi vive le situazioni che descrivo è l’unica cosa che mi fa andare avanti, nonostante tutto. Sapere che, forse, con quello che scrivo, ho fatto pensare qualcuno la cui abitudine, al solito, è non pensare, è l’unico mio obiettivo.
Se volesse andare contro qualcuno chi è qua dietro non lo farebbe con una maschera.
Ve lo assicuro.