… poi è arrivato Gerry Scotti

Pubblicato su Scuola con i tag, , il 7 Marzo 2008 da V

A V la scuola non piace.
Penso che questo si era capito.

Ma non perchè a V non piace studiare, no.
Studiare il bello è bello. E noi, noi liceali, studiamo il bello. O almeno dovremmo.

Matematica, Fisica, Scienze. Materie utili, certo. La Scienza guida il progresso. Ma in queste materie c’è anche qualcosa di terribilmente affascinante, di puramente estetico.
Proporzioni, leggi, numeri. Tutto rinconduce ad un’armonia naturale.
Un’Arte non umana.

Poi abbiamo la Storia e la Filosofia. Esse, oltre ad avere un lato utile che consiste nell’indicarci la strada per la politica e l’etica e mostrarci determinati mostri partoriti dalla mente umana, sono, parallelamente, anche ciò che di più artistico possa essere osservato, come se qualcuno ci volesse suggerire lo stretto legame tra le due cose. Esse sono la prova ineluttabile che l’uomo vive secondo il proprio senso estetico, vive artisticamente.
Teatralmente.

Lettere, Latino, Storia dell’Arte. Studiamo la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura. Arte umana. Pezzi di emozioni che uomini come noi hanno deciso di consegnare all’infinito e che noi studenti dovremmo assaporare.

Detto così sembrerebbe una specie di paradiso, la scuola.
E invece qualcosa non funziona.

Più vado avanti in questo cammino nella scuola italiana, cominciato un bel po’ di anni fa ormai, più mi rendo conto che l’andazzo generale è prepararci per un’emozionante puntata di “Chi vuol essere milionario?”.

Nel caso delle materie scientifiche non è facile mostrare agli studenti il lato estetico di esse. Non tutti lo colgono. Probabilmente è anche questione di predisposizione a questo o quel tipo di estetica. Se non tutti i docenti ci riescono con tutti gli studenti allora diciamo che è il danno più sopportabile, in fondo. Esse infatti sono le materie dal risvolto pratico più evidente.

Storia e Filosofia? La questione si complica. L’insegnamento “da quiz” in questo caso fa di certo più danni. Se non altro perchè la storia e la filosofia, private del loro lato artistico, perdono tutto il loro fascino umano. Diventano imparare a memoria una data o il titolo di un’opera. E questo è del tutto inutile.
Un concetto e un avvenimento, insegnati in modo sterile e didascalico, si dimenticano molto facilmente. Difficilmente agli studenti rimarrà qualcosa di cinque anni sui libri. Al massimo un brutto ricordo di qualche professore.

Lettere, Latino, Storia dell’Arte? Qui accade il vero scempio. Esse sono materie senza alcun risvolto pratico. Sono materie artistiche. Noi studenti in quelle ore di lezione studiamo l’Arte.
E cosa ce ne facciamo?

All Art is quite useless” diceva Wilde.
Tutta l’arte è completamente inutile.

Diavolo ragazzi, allora studiamo qualcosa di inutile?!
A quanto pare si.

Ma non c’è forse nella nostra vita tutto di artistico? E non è la nostra vita allora costellata di inutilità? E allo stesso modo di bellezza?

E torniamo al punto di qualche riga fa: studiamo il bello.

Ora torniamo per un attimo con i piedi per terra. Studiamo figure retoriche, facciamo analisi del testo, impariamo aneddoti, date, citazioni. A che pro? A che pro se il lato estetico di queste materie artistiche ci viene celato? A noi, pesunti alunni d’Arte, viene propinato spesso il numero dei capitoli di un’opera, la vita di un autore, la tecnica utilizzata, dimenticando la cosa più importante di tutto questo: l’emozione che l’autore voleva trasmetterci.

“L’unica giutificazione per fare una cosa che non miri all’utile è che la si ammiri profondamente.”

E se è così mi dico che studiare determinate cose è davvero ingiustificabile.

E invece questa è una scuola non di alunni d’Arte, bensì di futuri milionari. La via indicata dalle istituzioni non è quella del sapere per sapere, perchè è bello, ma quella del sapere perchè è utile sapere. O comunque la seconda vince sempre sulla prima. Due visioni del mondo diverse che probabilmente dovrebbero sancire la differenza tra Licei e Istituti tecnici.

Noi siamo liceali. Il nostro era un privilegio. Studiavamo il bello, l’Arte. Era un onore. Dovrebbe esserlo.

Poi è arrivato Gerry Scotti.
Poi è arrivata una società senza spazi, senza respiri, senza Arte.
Si sono dimenticati il fascino del teatro, hanno abbandonato i copioni quando il mondo è avvizzito sotto il bagliore dei riflettori nucleari.
Io restituirò loro il melodramma, il Grand Guignol.
Vedete, l’ho detto una volta e lo ripeto, tutto il mondo è un palcoscenico e tutto il resto…

è Vaudeville. 

La folle corsa

Pubblicato su Liceo Garofano con i tag, , , , il 30 Gennaio 2008 da V

Alla fine del secondo quadimestre siamo abituati a vedere quella che mi piace chiamare “La folle corsa”.

I professori hanno bisogno di voti e gli studenti, spesso, cercano di dare un’aggiustatina ai numeri che di lì a poco saranno in bella vista sulle porte della scuola.
Spesso è in gioco la promozione.
Tutti cercano di farsi interrogare in qualunque modo possibile. Un clima folle, appunto. Stressante, sia per gli studenti che per i docenti.

Eppure ci siamo abituati ormai, ogni anno è così. E’ necessario, nel senso che tutto ciò nasce dalle esigenze di noi studenti. Dalla nostra volontà a recuperare situazioni che sarebbero altrimenti fatali, o aggiustare numeri che magari reputiamo non ci rappesentino in pieno. Si aggiunga che, di solito, solo parte di una classe ha di queste esigenze. Insomma lo stress è il prezzo da pagare per qualcosa che può andare solamente a nostro favore.

E’ così che, negli ultimi giorni, osservando la situazione del liceo, mi sono meravigliato dell’abbigliamento invernale diffuso tra gli studenti. Mi sarei aspettato persone con t-shirt leggere, clima più mite… e invece no, è proprio Gennaio. Quasi Febbraio.

E allora cos’è questa folle corsa anticipata? Da cosa dipende? E’ solo lo stesso fenomeno di fine anno, solamente verificatosi per qualche strana ragione alla fine del primo quadimestre?

No, ovviamente sono convinto che la situazione sia un tantino più preoccupante.

3 voti. E’ questa la novità principale. Questo determina ancora una volta una folle corsa.
La domanda è: c’è differenza con la folle corsa alla quale siamo tutti più o meno abituati?

Questa folle corsa non è determinata dalle esigenze degli alunni. Almeno non concretamente. Magari chi l’ha generata avrebbe potuto pensare di farlo per una maggiore chiarezza valutativa, certo. Ma l’effetto è devastante.

E’ stress. Stress tra noi studenti, stress tra i docenti, stress in tutta la scuola! Una corsa senza senso, senza nessun motivo apparente.
La domanda è: si può lavorare in maniera davvero efficace con queste costrizioni? Non sarebbe stato più semplice lasciar decidere al professore l’effettiva chiarezza o meno di una situazione valutativa in modo tale da far sì che solo in caso di insicurezza sul giudizio finale  si sarebbe potuti ricorrere a un’eventuale terza interrogazione?
Perchè, se qualcuno non se ne fosse reso conto, il tempo vola. E non si riesce a lavorare serenamente. Tutto ciò è un passo avanti verso la scuola/fabbricadinumeri di cui ho parlato altre volte.

Si impone un metodo al docente che, ipoteticamente, potrebbe pure averne uno tutto suo, di metodo. Un metodo che ha magari dato risultati, apprezzato da più parti. Nessuna alternativa: il metodo è uno. E consiste in valutazioni frenetiche e incessanti. Che magari scaturiscono anche da verifiche poco approfondite.
Insomma non si lascia la libertà ai docenti che, spesso, si vedono privati del proprio metodo, magari collaudato in anni di insegnamento, in favore di un metodo che stressa loro, ovvero i professori, e stressa gli alunni.

E tutto questo come si traduce nei tanto amati voti? Con un bel calo generalizzato.

Ovviamente la pressione reagisce negativamente sul rendimento, in quanto si aggiunge alla vita di un adolescente che a volte è tutto sommato serena, ma numerose altre volte è complicata da diverse problematiche. Questo va a discapito soprattutto degli individui più fragili ai quali, in questo modo, si impedisce del tutto di costruirsi un autodifesa, trovandosi bersagliati da numerosi fronti.
Non che lo studente medio del Garofano abbia particolari disturbi della personalità, ma in ogni caso lievi conseguenze si possono trovare lo stesso, sia nei risultati intesi come numeri sia nell’effettiva preparazione. E questo, a mio avviso, è preoccupante.
Insomma, per sfatare un mito, gli studenti non lavorano meglio sotto pressione. E’ una leggenda metropolitana, stile coccodrilli nelle fogne di New York.

Non possiamo fare altro che augurarci che, visto l’andazzo, la folle corsa di fine secondo quadimestre non abbia un’intensità doppia di quella a cui siamo abituati.
Anche perchè mi arrivano voci secondo le quali i tanto discussi test comuni siano sati spostati a febbraio. Se ciò è effettivamente vero il secondo quadrimestre si aprirà all’insegna della pressione, della competizione e della farsa: Tutte cose che sembrano essere considerate come positive da una parte della scuola.
In questo ambito, V augura a tutti tempi migliori.

Adesso pensiamo a goderci questo carnevale, al quale la scuola ha assicurato una pausa dalle lezione di ben una settimana! Non posso che gioire di questo, vedendo il carnevale in fondo come la festa di tutte le maschere.

Beh, auguro a tutti voi di capire in questo occasione ciò che significa portare una maschera e se se ne possa fare davvero a meno.

Au revoir

 


Maschere

Pubblicato su V con i tag il 24 Gennaio 2008 da V

Mi è arrivata una mail.

A quanto pare siamo in mondovisione.

Ho sempre saputo che non tutti avrebbero potuto capire la magia di una maschera.
Essa può servire a proteggerti, certo. Ma pensate bene. Ognuno di noi ne indossa una.

Chi scrive queste parole abbandona la sua maschera giornaliera e ne indossa una di Guy Fawkes. Il meccanismo è semplice.

Molti non sanno andare oltre le apparenze.
Molti di voi, voi che siete me, parlano di avere coraggio e di uscire dall’anonimato.

Io non sono nell’anonimato.

Io mi chiamo V. Potrei chiamarmi Jack o David ma non cambierebbe assolutamente nulla.

What’s in a name? That which we call a rose,
By any other word would smell as sweet

Io sono le parole che leggete in questo momento e nulla più. Chi sarà a scriverle? Chiunque le condivide. Non una persona sola, senza dubbio.

“Ma allora V non pensi anche tu che si debba combattere per le proprie idee? Non eri stato tu a dircelo qualche giorno fa, nell’intervento precedente a questo?”

Certo. Ne sono convinto. Ma chi scrive queste righe può benissimo farlo, sapete, e poi ripetere quello che dice su questo blog.

La finalità della mia Galleria non è protestare. Lungi da me. Quella potrebbe essere la finalità di uno studente con un nome e cognome, iscritto alla scuola.

Io non sono iscritto a questa scuola. Eppure ne faccio parte.

Io sono solo un’idea. Il mio scopo è raccogliere sotto i miei interventi quanti più commenti è possibile. Commenti pro, commenti contro. Fino a creare una discussione e far svegliare i più che dormono. Sarebbe bello se davvero ci riuscissi. Non sempre accade, purtroppo.

Io non voglio andare dal preside o dai rappresentanti e dire cosa non va in questa scuola. Quello potrebbe farlo uno studente regolarmente immatricolato, una persona reale.
Io non sono una persona reale.

Io parlo a loro, agli studenti, e do loro un argomento del quale parlare.

Per cui mi piacerebbe tanto non trovare più nella mia casella di posta e-mail come quella che ho trovato oggi. Un’e-mail che raccontava di questa vostra ricerca, di questo vostro voler puntare il dito. Di questo vostro volermi dare un nome e cognome per limitarmi all’interno di un sistema che, con tutto il rispetto, non mi appartiene.
Quella mail mi ha fatto capire di come può essere decisiva una V.

Io mi sento libero. Chiunque si sentirebbe libero dietro questa maschera.

Non perchè sa di non poter essere identificato, no, e se non capite questo vi prego abbandonate ora questo sito, perchè in esso leggereste solo lo sfogo di un codardo, l’unico mezzo che ha per andare avanti.

Io sono libero perchè con questo sito posso arrivare a tutti. Non voglio parlare a voi in alto, voglio parlare a voi in basso.
Poi voi in basso fate come credete, parlatene con quelli in alto. E’ la cosa giusta da fare a mio avviso. Per voi ovviamente, per me no. Io non sono una persona. Io sono un simbolo.

Afferrato questo concetto comincerete forse a leggere il resto del mio blog e a capire che se sotto un mio intervento ci sono valanghe di commenti contrari io sono contento. Perchè ho spinto al ragionamento. Se si crea una discussione io sono contento.

Tanta gente mi dice “V sei un grande, io sono con te”.
No, non puoi essere con me. Tu devi essere te stesso con tutti gli altri ma non con me. Io non posso. Io esisto solo in un vecchio PC, sono solo fiumi di parole.
Piuttosto tu, lettore del mio blog che ti senti di condividere qualcuna delle mie idee, spamma. Diffondi questo sito. Parla con i tuoi amici.
Poi fate insieme petizioni, assemblee, parlate con i rappresentanti, con il preside, col ministro della pubblica istruzione. Vedrai che tra tutti coloro intenzionati a fare qualcosa come te c’è anche chi si cela dietro questa maschera. Con la sua maschera giornaliera, quella da studente. Saranno tutti lì e anche quelli che non hanno mai scritto una riga a questo indirizzo potrebbero benissimo farlo e nessuno noterebbe la differenza.

Riassumendo: Da studente chi scrive queste parole parla a pochi di voi che state in alto, anche se per difetti burocratici non sempre una minoranza ha voce in capitolo. Con la maschera di V quegli stessi studenti che hanno qualcosa da dire vogliono parlare ad altri studenti, quelli che sono meno interessati, quelli che vanno punzecchiati, o comunque quelli che non si stancano mai di essere punzecchiati.

Se fosse un nome e cognome a parlare a tutti non sarebbe la stessa cosa, fidatevi. Sarebbe un singolo che parla a una moltitudine.
Io non voglio fare comizi.
Io sono, ancora una volta, un’idea. Solo un’idea. Nient’altro che un’idea.

Quindi smettetela perfavore di cercare il colpevole di tutto ciò. Non ha senso. Davvero. Se non condividete non visitate il sito. Anche perchè nessuno qui sopra ha mai detto nulla di male. Ha espresso le proprie opinioni al massimo, per quanto possano essere discutibili. Si sono sempre fatte ipotesi ma nessuno è mai stato accusato. Se sono stati fatti degli errori c’è stato persino il dietrofront.

Anzi facciamo il punto della situazione su quest’argomento, tanto per ribadirlo.
L’intervento “Capita”, e potreste accorgervene anche dai commenti, era viziato da diverse incomprensioni. Se le cose sono andate come effettivamente dicono gli autori dei commenti allora stop, errata corrige, faccio dietrofront. E tutto il resto degli interventi rappresentano solo un’opinione.

Non ho altro da dire.

V è ancora qui e non se ne andrà molto presto.

Edit: Ovviamente sono abbastanza tollerante nei commenti e lo sapete, ma gli insulti gratuti non li approvo. Mi dispiace. Provate a leggere le mie motivazioni invece di sparare a zero.

Capita

Pubblicato su Liceo Garofano con i tag il 10 Gennaio 2008 da V

Capita. Che volete farci?

Delle uova dissidenti hanno messo le ali e sono piombate davanti all’ingresso della scuola.

Dei vermi hanno preso esempio, sono arrivati fino al nostro liceo, hanno aperto le finestre e si sono buttati dentro, intasando un corridoio dell’istituto.

Sono cose che capitano, diciamoci la verità… a chi non è mai capitato persino in casa propria? E’ una cosa normalissima.

Per il personale scolastico ha aperto la caccia al verme e via di aspirapolvere! In men che non si dica tutti i bigattini erano spariti. Risolto il problema.

I rappresentanti di classe vengono riuniti e da questa riunione ne esce fuori una dichiarazione molto interessante. Ve la riporto.

I rappresentanti di classe esprimono tutta la loro indignazione per il deplorevole gesto incivile verificatosi nell’istituto, soprattutto perchè avviene in un momento esaltante nella vita di questo liceo, che vede infittirsi la trama di un rapporto collaborativo e altamente formativo con i docenti, con il personale tutto e con il Dirigente Scolastico, sempre disponibile a venire incontro alle loro richieste, sempre propenso a comprendere le loro difficoltà, ansie e dubbi.
Il gesto vandalico, inoltre, offende l’intera comunità scolastica che è continuamente impegnata a rinforzare l’immgine di un istituzione vicina ai bisogni degli studenti, come si è potuto costatare nell’esperienza dei forum organizzati nella settimana prenatalizia.
I rappresentanti degli studenti sono altresì convinti che l’azione incivile sia stata perpetrata ai danni della scuola da persone esterne all’istituto che intendono danneggiare il suo buon nome a tutto vantaggio di quelle forze oscure della società che puntano ad avere giovani sempre meno preparati e sempre più incolti per i loro malavitosi fini.
Dopo essere venuti a conoscenza che il Dirigente Scolastico ha esposto sdegnata denuncia alle forze dell’ordine, invitandole a vigliare, tra l’altro, con maggiore efficienza, gli studenti, dichiarano solennemente che, di fronte ad eventuali e sciagurati ulteriori tentativi di sabotaggio, saranno in prima linea a rimuovere tutti gli ostacoli per il regolare svolgimento delle attività didattiche, isoleranno e denunceranno i fautori del gesto senza alcuna ombra di omertà o di copertura morale e goliardica, additandoli alla pubblica opinione come disfattisti e incoscienti.
Infine gli studenti, in presenza di perseveranti atti vandalici, invitano il Dirigente scolastico ad escludere da tutte le attività extradidattiche, visite e viaggi di istruzione compresi, al fine di mostrare alla scuola e alla comunità dell’intero comprensorio la loro maturità e la voglia di voltare definitivamente pagina

Capua 10/01/2008

I rappresentanti di classe e di Istituto

E sotto tante belle firme, una sotto l’altra.

Inutile dire che questa dichiarazione è un’accozzaglia di parecchie cazzate e praticamente costituisce un suicidio.
Ricordiamo a chi legge che i vostri rappresentanti, firmando, hanno praticamente dichiarato ciò che potete leggere in quelle righe. E quel documento potrà essere impugnato in qualunque momento.

Ma passiamo all’analisi:

“I rappresentanti di classe esprimono tutta la loro indignazione per il deplorevole gesto incivile verificatosi nell’istituto, soprattutto perchè avviene in un momento esaltante nella vita di questo liceo, che vede infittirsi la trama di un rapprto collaborativo e altamente formativo con i docenti, con il personale tutto e con il Dirigente Scolastico, sempre disponibile a venire incontro alle loro richieste, sempre propenso a comprendere le loro difficoltà, ansie e dubbi.”

Alla faccia del rapporto collaborativo. E’ storia di poco tempo fa il caso dell’ape regina e ognuno di noi sa in cosa consiste questo rapporto collaborativo col personale tutto.
Ma tutti hanno firmato.

“I rappresentanti degli studenti sono altresì convinti che l’azione incivile sia stata perpetrata ai danni della scuola da persone esterne all’istituto che intendono danneggiare il suo buon nome a tutto vantaggio di quelle forze oscure della società che puntano ad avere giovani sempre meno preparati e sempre più incolti per i loro malavitosi fini.”

Ma ovvio! Cosa pensavate? E’ stata la camorra! Mica qualcuno interno al Liceo? Nah. Tutti noi studenti siamo convinti che è stata la camorra. Tanto è vero che chiunque tra i rappresentanti se interrogato alla domanda “chi pensi ci sia dietro tutto questo?” avrebbe risposto “Mah, di certo la camorra!”. E’ chiaro. (ndV: Per chi non l’avesse capito, ironia inside)
Due parole: Onestà intellettuale.
Sarebbe gradito che i rappresentanti ammettessero almeno che in cuor loro ognuno sospetta, se non qualcuno nello specifico, che sia un qualcuno interno al Liceo. Andiamo…
Ma tutti hanno firmato.

“Dopo essere venuti a conoscenza che il Dirigente Scolastico ha esposto sdegnata denuncia alle forze dell’ordine, invitandole a vigliare, tra l’altro, con maggiore efficienza, gli studenti, dichiarano solennemente che, di fronte ad eventuali e sciagurati ulteriori tentativi di sabotaggio, saranno in prima linea a rimuovere tutti gli ostacoli per il regolare svolgimento delle attività didattiche, isoleranno e denunceranno i fautori del gesto senza alcuna ombra di omertà o di copertura morale e goliardica, additandoli alla pubblica opinione come disfattisti e incoscienti.”

Ah ah ah cattivelli, non facciamo promesse che non possiamo mantenere, su. Ognuno di noi c’è dentro fino al collo. Dire da soli chi è stato è impensabile. Chi lo facesse avrebbe spiacevoli conseguenze.
V non è incosciente, non vi dice di fare i kamikaze.
V vi dice, se in qualcuno di voi si accende una fiamma di orgoglio che vuole far rialzare la dignità del nostro essere studenti allora parlate, si, ma non da soli. Da soli è un suicidio. Ma come vedete le dichiarazioni firmate da un colletivo, un grosso collettivo, hanno il suo vantaggio. Se si riuscisse a scoprire il colpevole e poi collaborare con la giustizia tutti insieme avrebbe vinto la nostra dignità.
Avrebbe perso l’omertà.
Ma non vi nascondo che le speranze sono poche. Non per sfiducia, ma perchè l’azione sarebbe di difficile attuazione anche se a me le azioni di difficile attuazione piacciono parecchio (è un mio difetto che potreste saper sfruttare).
Ma tutti sappiamo che nessuno di quei rappresentanti, salvo rarissime eventali eccezioni, ha la minima intenzione di denunciare quei fatti se messo al corrente.
Ma tutti hanno firmato.

“Infine gli studenti, in presenza di perseveranti atti vandalici, invitano il Dirigente scolastico ad escludere da tutte le attività extradidattiche, visite e viaggi di istruzione compresi, al fine di mostrare alla scuola e alla comunità dell’intero comprensorio la loro maturità e la voglia di voltare definitivamente pagina”

E non poteva mancare l’harakiri finale.
Questa frase dichiara che se ci saranno altri atti vandalici, via tutte le gite. Complimenti, ottima mossa. E’ certamente giusto che per la demenza di qualcuno debbano pagare tutti. E ora sarà così se ci saranno altri atti vandalici. Non si cercherà di scoprire i colpevoli affinchè solo loro vengano puniti, basterà togliere a tutti le gite. Mi sembra giusto, che ne dite? Sarete tutti d’accordo con me penso. Ah no? Cosa sento? E’ una vergogna? E’ un’ingiustizia?
Ma tutti hanno firmato.

Insomma morale della favola?

Cari rappresentanti, prima di firmare leggete cosa firmate e pensate. Siete d’accordo con quello che è scritto? Se siete d’accordo, nessun problema.

Ma se non siete d’accordo vi consiglio di alzare un attimo in più la voce, di far valere le vostre opinioni. Non preoccupatevi perchè il Dirigente Scolastico è “sempre disponibile a venire incontro alle vostre richieste, sempre propenso a comprendere le vostre difficoltà, ansie e dubbi”. Quindi niente paura.

Questa non vuole essere affatto un accusa nei vostri confronti cari rappresentanti.
Io sono dalla vostra parte, che è la parte di tutti coloro che vogliono che questa “macchina” funzioni al meglio!
Forse far scrivere a voi stessi una dichiarazione sarebbe stata una mossa assai più adatta, sapete.

Invece se c’è un foglio bello è fatto, messo lì giusto per far uscire nel mondo esterno la notizia che in questo liceo c’è tutta brava gente, capita che sfugge qualcosa.

Capita…

V vi saluta.

L’ape regina

Pubblicato su Liceo Garofano con i tag, , il 5 Gennaio 2008 da V

Nemmeno il tempo di tornare nella mia amata galleria e già me ne sono arrivate i tutti i colori.

Pare che durante la mia assenza nella scuola un’ape regina abbia ricevuto un duro colpo.
Le api studentesse della sua classe si sono ribellate.
Nel liceo per un po’ non si è parlato d’altro.

C’è chi le chiama stronze, queste api studentesse, e urla loro “coglioni!”.
C’è chi le chiama eroi e ammira estasiato.

Ma si sa, quando il mezzo di comunicazione è il passaparola le voci si rincorrono, si mescolano. E capita che una cosa ne diventa una molto simile ma anche profondamente diversa.
Allora, colpevolmente un po’ in ritardo, V è qui per fare luce sulla questione e, come sempre, dire la sua.

Sono andato da una di queste api studentesse ribelli e l’ho intervistata.
Ecco il frutto della mia spedizione.

V: Partiamo dall’inizio. Cos’è successo quel giorno in IVC?
Ape: Tutto è partito un martedì. Il giorno prima avevamo fatto assemblea di classe e avevamo deciso che quella situazione era insostenibile e, visto che il preside non faceva nulla, avremmo dovuto fare qualcosa noi. Allora decidemmo di mettere in atto l’indomani uno sciopero, cioè di uscire dall’aula nel momento in cui sarebbe entrata l’ape regina. Così facemmo. Andammo in presidenza, parlammo col preside ma ci riempì solo di chiacchiere e non arrivammo a nessuna soluzione. Il mercoledì avevamo deciso di non uscire dall’aula e parlare con la regina per chiarire le vicende del giorno prima. Da premettere che martedì pomeriggio lei aveva partecipato ad un corso pomeridiano di recupero con la nostra classe e noi ci eravamo presentati. Forse da questo punto di vista fummo un po’ vigliacchi ma è niente in confronto a quello che avrebbe fatto lei! Comunque mercoledì entrò in classe e vedendoci alzati ci chiese di tornare a posto. Noi, ancora intenti nel decidere cosa fare, ci andammo a sedere. Lei cominciò a spiegare come se nulla fosse. Uno di noi le chiese di parlare dei fatti del giorno prima. A questa richiesta lei cominciò ad urlare insinuando fosse solo un altro modo per non fare lezione e chiamandoci in molti modi poco ortodossi: serpi, vipere, facce di cazzo “che solo Dio se l’è scordato”. Poi cominciò a negare di aver mai ricevuto richieste di ulteriori spiegazioni per quanto riguarda la sua materia da parte nostra. Allora un di noi: “regina, io ve l’ho chiesto”; e lei cominciò ad urlargli contro, faccia a faccia, ad una distanza di circa tre centimetri, lasciando il ragazzo senza possibilità di reazione. Un altro si stava sentendo male e chiese alla regina di uscire accompagnato da un altro ragazzo. Inutle dire che furono entrambi aggrediti dalla regina che cominciò ad urlare cose del tipo “voi mi avete fatto star male per quello che avete fatto!” comportandosi al limite della follia. A questo punto cominciò anche a scaraventare sedie e banchi per l’aria. A uno dei ragazzi sopra citati è arrivato un banco sulla spalla, ad un altro sulla gamba e altri banchi erano sparsi per l’aula. Allora arrivarono due professori che cercarono di tenerla ferma ma la regina insisteva dicendo di voler continuare a fare lezione. Quindi arrivò anche un bidello e finalmente riuscirono a portarla fuori. Qui fece finta di svenire e si accasciò accanto alla porta dell’aula vicina. Dopo tutto questo venne il gran capo a dirci che la colpa era la nostra che l’avevamo portata all’esasperazione e per questo motivo non prese nessun provvedimento per la regina. Dopodichè la regina prese due periodi di malattia da dieci giorni.

V: Cosa ti fa pensare che abbia fatto finta di svenire?
A: Ci sono dei testimoni che lo affermano tra cui i due prof, il bidello e un ragazzo della classe vicina.

V: Hai parlato di situazione insostenibile. Com’era il comportamento della regina durante le ore di lezione?
A: Spiegava male e durante le interrogazioni intimoriva gli alunni.

V: Fammi un esempio. Come li intimoriva?
A: Diceva che erano ciucci, che non studiavano. Che poi non era vero, erano le sue domande che erano incomprensibili!

V: E per quanto riguarda i voti?
A: Dipende. Alle interrogazioni non più di cinque e mezzo. Agli scritti anche sette.

V: Il gran capo era a conoscenza della situazione? Ha provato a fare qualcosa?
A: Si ne era a conoscenza. A provato a parlarne sia con noi che con lei ma non si è risolto niente.

V: Lo sciopero bianco è stato un fulmine a ciel sereno o ci siete arrivati gradualmente? Insomma prima di questo avevate provato a farvi sentire con la regina? E che risposte avevate ricevuto?
A: No. Abbiamo parlato con la regina ma per lei era solo una perdita di tempo e svolgeva il suo lavoro normalmente.

V: Molti hanno criticato i modi della protesta. Col senno di poi avresti agito diversamente?
A: No, perchè solo così abbiamo avuto un po’ di attenzione.

V: Non pensate che la vostra sia stata una protesta non propositiva? Proponevate un’alternativa?
A: No, era l’unica cosa da fare secondo noi. L’unica cosa che proponvamo era che lei dovesse andar via.

V: Un’ultima domanda. Ti senti di dire qualcosa agli studenti?
A: Combattete sempre per ciò che non vi sta bene. Fate anche come noi se necessario. Avete visto quanto scalpore abbiamo creato? Forse non vinceremo ma almeno ci abbiamo provato.

Voilat.

Cosa ne penso? Non è compito mio giudicare.
Non mi sembra che siano mostri. Non mi sembra che siano eroi.

Si potrebbero muovere tante critiche a questi ragazzi, davvero tante. E la loro azione presenta davvero tante pecche. Ma una cosa è certa:

Il problema esiste.

Ed ora, grazie a delle api ribelli, non potete più ignorarlo.

Vostro
V

P.S. Chiunque avesse notizie diverse da quelle contenute nell’intervista può contattarmi e pubblicherò altre versioni. Non posso affermare la veridicità dell’intervista. Non sono parole mie.  

Una festa a lungo attesa

Pubblicato su Liceo Garofano con i tag, il 20 Dicembre 2007 da V

Sono di ritorno da un lungo viaggio.
Sono stato in posti dimenticati da Dio e dal sole, avevo degli affari da portare a termine.

Torno in quest’angolo di stivale e mi rendo conto di aver dimenticato una festa a lungo attesa.
E no, non conosco nessun Bilbo Baggins.

E’ il Natale.
A Natale tutti sono più buoni. E’ così, rassegnatevi.

Ma la cosa più bella del Natale è che tutto si addobba, si colora, si imprime di canti natalizi. E allora anche la nostra scuola non deve essere da meno. Anzi deve, come sempre, primeggiare.

E si assistono a scene di tutti i tipi. Roba del tipo gente che si martorizza il cervello per cercare un modo per vendicarsi di torti subiti e per farlo si serve degli alunni, di tecniche a dir poco casalinghe e della sopracitata festa.

Non si tratta di soldi, no. E’ proprio una questione di snaturazione della scuola.
Qualcuno dovrebbe chiedersi: “Perchè questi ragazzi stanno qui?” e “Perchè io sono qui?”.

Noi studenti non siamo contrari ad iniziative alternative. Ma che siano finalizzate a qualcosa di meno illusorio che quattro regalini da distribuire per secondi scopi in occasione di una festa consumistica!

Ma si sa come vanno queste cosa, i professori hanno dalla loro parte la penna, la media, il numero.

E allora capita che alcuni di noi assecondino le smanie di queste persone, per un voto in più sulla pagella. Un prof, stupito dalla “mancanza di iniziativa” di qualche alunno potrebbe indisporsi nel “dare una mano” in consiglio.

“Che cosa posso dirvi? Andate, fate!”

Ma pensateci due, tre volte, prima di farlo. Che importanza ha davvero quel voto?
Inutile ripetermi.

Però c’è da dire che il nostro Liceo non era così bello da tanto tempo! I lavori procedono a gonfie vele. E poi gli addobbi, i cartelloni, l’albero… si, ora possiamo dirci davvero degli studenti soddisfatti.

V è tornato.
Buon Natale.

Numeri

Pubblicato su Scuola con i tag, il 15 Novembre 2007 da V

Più mi guardo intorno e più mi rendo conto di come la nostra società sia formata in larga parte da numeri.

Numeri a destra, numeri a sinistra. Persino la natura, con le sue proporzioni auree, è un vero e proprio granaio di numeri. Il numero φ (1.61 8) è presente in tantissimi rapporti naturali.

Fatta questa premessa è quantomeno comprensibile il valore affettivo che noi uomini diamo ai numeri, in quanto nostri compagni di giochi fin dal primo respiro. Cresciamo e contiamo gli anni che passano. Poi ci insegnano che un anno sono 365 giorni, che un giorno sono 24 ore, 1 ora sono 60 minuti che sono a loro volta 3600 secondi e così via

L’uomo, col progredire della matematica, è stato capace di inserire numeri ovunque, servendosene per calcolare comportamenti fisici, chimici e quant’altro.

Come potevano i numeri non essere inseriti anche in uno dei passatempi preferiti dell’uomo come il giudicare?

E così nacquero i voti.

Bella cosa i voti.

Di solito sono numeri che vanno da 0 a 10 e vengono usati per giudicare qualunque cosa.
Da un film ad un libro, da una persona ad un animale.

Ma ovviamente il vero exploit dei voti si ha a scuola.

Lo scopo di questo luogo così familiare dovrebbe essere formare i futuri cittadini della nostra società. E parliamoci chiaro la nostra società è zeppa di voti, scritti e non scritti. Anche perchè gli attuali cittadini, così pronti a giudicare il prossimo, sono già la diretta conseguenza di questa politica scolastica.
La politica del voto.

Il professore ha in mano la penna e, attenzione, può far molto male quella penna.
Ora se il professore è un buon professore nessun problema, i voti saranno giusti, corrispondenti ai criteri enunciati nel P.O.F.

Se il professore è un cattivo professore quei numeri possono diventare pesanti come macigni. Possono far male. Magari i professori non vorrebbero nemmeno. O si.
Mai generalizzare.

Ma anche se il professore è un buon professore sono davvero in pochi coloro che nella scuola si accontentano del voto corrispondente alla loro oggettiva valutazione. Sono molti, invece, coloro a cui non interessa l’andamento della propria verifica ma solo quel dannato numero scritto sul registro.

Quanti i ragazzi che farebbero (o fanno?) carte false per un + o un -? Quanti i ragazzi che cominciano sterili polemiche paragonando la propria verifica a quella di qualcun altro, senza prima chiedersi cosa davvero valgono? Quanti coloro che provano invidia per la gente con i numeri più alti?

Vi rispondo con quello che vedo: tanti.

Perchè?

Perchè il numero non è solo il corrispondente del proprio andamento scolastico, no.
Purtroppo non è così.

Nella scuola italiana ci sono tanti 6 e 7 che camminano.

Il voto diventa un’identità, quella più immediata. Quella che più facilmente arriva all’orecchio della gente.
Il voto è un pregiudizio.
Il voto è divisione, creare differenze artificiali, di scarsa importanza.
Il voto è competitività. E scordatevi la favola della sana competitività.
La competitività non è mai sana.

E chi ci inculca questa competitività?

Il nostro incontro iniziale con la società è quanto meno traumatico, da questo punto di vista. Nel nostro mondo chiunque vuole primeggiare. E come se non bastasse la nostra famiglia spesso continua su questa linea, facendo dei voti il motivo fondamentale per cui noi dovremmo frequentare la scuola.

Ci chiedono un 8, un 9, o comunque più di tutti gli altri. Poi un 100, poi tanti 30 e infine una laurea. E arrivati a quella laurea, secondo alcuni di coloro che sono in questa società da un po’ più di tempo, dovremmo sentirci realizzati. Certo, realizzati come numero, sicuramente. In quest’ottica saremo dei bei 110 e lode.
Degli animali laureati in ingegneria.

Ma, ehi, non è questo il motivo fondamentale per cui noi frequentiamo la scuola. Non per un voto, no. Se frequentiamo la scuola è per imparare, per amore verso il sapere.
Magari odiamo il latino, ok, ma rimaniamo affascinati davanti ad una formula chimica.
O magari quello di cui ci importa davvero è la conoscenza completa della nostra cultura.
O magari odiamo tutto e a scuola ci devono trascinare. Possibile. In tal caso forse la nostra strada è un’altra e dopo questo benedetto liceo saremo liberi di percorrerla con la luce necessaria a non perderci.
Tutto questo, spesso, chi detiene la patria potestà non lo capisce.
Ma non può essere una scusa, amici miei.
Non voglio credere che degli adolescenti incazzati non abbiano la forza di dire ai propri genitori quanto sia assurdo il loro compiacersi davanti ad un numero come se rappresentasse davvero loro figlio chi è.
Quando spesso non hanno nemmeno idea di loro figlio chi è.
Ed è valido per la propria famiglia come per il resto del mondo.

Il voto dovrebbe solo essere lo strumento con il quale i docenti ci rendono partecipi dei risultati che essi ritengono abbiamo conseguito. E noi invece lo prendiamo quel bel voto e ce lo appuntiamo con orgoglio al petto.
Perchè ci fa comodo, magari.
Perchè siamo abituati a prenderle dall’alto le cose, senza spirito critico.
Perchè ci hanno detto “va e sii il migliore” e noi non abbiamo fatto la domanda più naturale di tutte: “Perchè?”

Non c’è da essere orgogliosi di un voto. Significa che sai e basta.
Puoi essere orgoglioso di aver intrapreso la strada giusta per il tuo futuro e renderti conto di come i buoni voti siano una prova di ciò, ma questo non ha alcuna interazione con gli altri.
Il voto abbinato al confronto alimenta la competizione. La scuola e di conseguenza la società futura diventano una giungla, più di quanto gia lo siano, e la conseguenza è che ciascuno cerca di prevalere a discapito degli altri.

Ma oggi V vi dice che prendere una media più alta di qualcun altro e credere di essere superiori è una stronzata.
Prendere una media alta ed essere felici perchè è la più alta è una grande cazzata.
A meno che non si vogliono collezionare voti nella vita. In tal caso sono pienamente giustificate quelle reazioni.
Però non è forse una vita triste, questa? Cosa hanno di così affascinante questi voti da essere collezionati?

Ancora apparire, apparire e apparire.

In conclusione noi studenti siamo diventati nient’ altro che numeri.

Ma un numero non pensa.
Un numero non ama, non prova emozioni.
Un numero cerca solo di diventare più alto.
Ed arriverà un punto in cui non ci saranno più professori a darci i voti. E noi non avremmo più senso di esistere. A quel punto prenderemo il primo che capita e gli diremo “dammi un voto”. E ci renderemo conto di come quell’uomo, che era il primo che capita, abbia lo stesso diritto di tutti gli altri uomini a darci un voto. E allora la nostra insita competitività, indottaci dal mondo e da noi pigramente accettata, ci divorerà.

Ed è questa la società odierna.

La famosa perdita dei valori non è altro che perdita della coscienza di se.
Abbiamo dimenticato di essere uomini.
Siamo diventati cifre.

Abbiamo dimenticato che nasciamo, ci nutriamo, proviamo sentimenti, ragioniamo.
Ed infine morite.
Io no.

Io sono immortale.

Frugando per la galleria

Pubblicato su Liceo Garofano il 9 Novembre 2007 da V

Frugando per la mia galleria ho ritrovato una lettera.

E’ datata 25 settembre 2007.

L’ho riletta e qualcosa mi è saltata all’occhio. La riporto qui.

“[...]Le nostre azioni e le nostre premure [del preside e dei docenti, ndV] sono tese ad incoraggiare e non a lanciare saette, cercheremo di utilizzare le parole più giuste per guidarvi ad individuare le vie migliori per la vostra affermazione, evitando quelle che, come frecce accuminate, possano ferire la vostra dignità; utilizzeremo i voti come strumenti necessari per comunicarvi i risultati di un percorso, che può essere irto di difficoltà e di amarezze, ma non per questo non vi incoraggeremo a lottare, sostenendovi ed esortandovi a non desistere di fronte alle inevitabili difficoltà che la vita ci impone di affrontare; non utilizzeremo mai, statene certi, i voti come coltelli per ferire e lasciare cicatrici. [...]“

Questo scriveva qualce mese fa il preside Giovanni Di Cicco nella sua lettera di auguri in occasione dell’inizio dell’anno scolastico.
Nel Vile Cabaret qualcuno avrebbe dovuto leggere dei frammenti delle risposte a questa epistola che ogni classe è stata invitata a scrivere tempo addietro. Purtroppo per noi sfortunate coincidenze ci hanno privato di ascoltarle. La parziale situazione che ho potuto osservare però sembrava mettere in luce tante belle parole, l’una dopo l’altra, formanti fiumi di belle, bellissime parole.

E belle parole sono anche quelle del nostro preside, sia chiaro.

Eppure lo sapete, io sono fatto così, il frammento sopracitato ha stimolato in me un appunto da fare al preside.

Sono convinto della buona fede del dirigente scolastico ma devo dissentire con lui su una cosa:
purtroppo parlare per tutti i docenti di questa scuola e azzeccarci in toto è assai difficile.

Chi legge sa che ci sono sicuramente professori che ci insegnano qualcosa che va aldilà delle pure conoscenze specifiche, professori degni del loro nome che spesso suscitano in noi stima e ammirazione.
Ottimisticamente direi anche che sono la maggior parte.
Ma non tutti fanno parte di questa categoria.

Inutile nasconderci dietro a un dito, ci sono professori che non credono affatto in quello che fanno. Professori che, purtroppo, lanciano saette, per un motivo o per un altro. Professori il cui scopo è unicamente quello di prelevare lo stipendio a fine mese.
Professori che utilizzano i voti come coltelli per ferire e lasciare cicatrici.

Capita.
Non voglio puntare il dito contro nessuno, perchè c’è un motivo a tutto. Se ci sono professori che nella loro carriera hanno inutilmente ferito qualche alunno potrebbe essere stata solo la diretta conseguenza di qualche altra cosa.

Ma sono convinto che bisognia prendere atto della situazione. Molti problemi della scuola italiana, non solo del Liceo Garofano, derivano dai professori. Alcuni di loro difficilmente potrebbero essere definiti idonei all’insegnamento.

Un professore dovrebbe essere in grado di insegnare a noi studenti, e di formarci. Non imbottirci di nozioni che probabilmente dimenticheremo dopo pochi mesi.

Non basta sapere per poter insegnare.

E questo lo dico e lo ripeto quì con la speranza di informare qualcuno che non è al corrente della situazione. Professori la cui umiltà è pressocchè nulla e che va di pari passo con la capacità di giudizio, professori incapaci di trasmettere le loro conoscenze, professori che hanno lacune mostruose, professori che hanno problemi di salute che compromettono l’insegnamento.

E posso anche fermarmi qui, perchè ognuno di voi sa di cosa sto parlando.

Ora, questo non dipende dalla nostra scuola. Non si possono licenziare i professori in tronco. Spesso noi studenti dimentichiamo che dietro la cattedra siede una persona.
Ma è l’intero sistema scolastico italiano che presenta lacune mostruose in questa e in molte altre cose.

Con questo intervento non voglio segnalare i docenti come unico fattore marcio nella scuola italiana. La situazione di un gran numero di studenti è molto più critica. Ma questa è un’altra storia.

Detto questo voglio aggiungere una piccola cosa che non rientra nell’argomento.
Molti di voi, molti di coloro che leggono, continuano a cercare di darmi un nome e un cognome senza capire che è inutile. Semplicemente inutile.

Io stesso non cerco di non farmi scoprire, semplicemente non rivelo la mia identità. Ma per un motivo ben preciso. Come già scritto in altre occasioni dietro questa maschera non vuole celarsi una persona che sfrutta un costume per dire delle cose che altrimenti non avrebbe il coraggio di dire.

No.

Dietro questa maschera si celano tutte le persone che si ritrovano in quello che scrivo.

Fiducioso che lo capiate, Vostro

V

Un Vile Cabaret

Pubblicato su Liceo Garofano il 6 Novembre 2007 da V

Prendiamo un giorno a caso: oggi.

E prendiamo un luogo a caso: Teatro Ricciardi, Capua.

Prendiamolo ad un orario completamente casuale: 18.00

http://www.caserta24ore.it/05112007/il-liceo-scientifico-garofano-di-capua-premia-meravigliosamente.php

Ecco cosa accadrà in quelle determinazioni di tempo e luogo. O almeno è quello che scrivono.

Circa 200 alunni verranno premiati per il loro impegno esemplare nello studio. Verrà data loro, udite udite, una medaglia.

Ma questa medaglia non è per tutti uguali, no… questa medaglia può essere d’oro, d’argento o di bronzo.

Un Gran Galà, in cui il vizio dell’apparire è riservato ai soli i quali hanno avuto una media voti l’anno scorso pari o superiore al 7 e 1/2. E ovviamente una medaglia d’oro brilla di più rispetto ad una d’argento, e quest’ultima più di quella di bronzo.

Si consiglia l’abito elegante. Non vogliono straccioni. E mi sembra anche giusto. Se delle duecento persone che saliranno sul palco a ritirare un pezzo di latta perchè hanno fatto quello che hanno scelto di fare nella vita dovesse esserci qualcuno che potrebbe infangare il nome del grande, immenso, elevatissimo Liceo Garofano tutto questo non avrebbe più senso.

No.

Noi dobbiamo essere fieri di appartenere alla nostra scuola, che deve tornare a illuminare le menti.

Abbiamo una tradizione troppo importante per essere pari ad altre scuole, per essere un semplice centro di istruzione e di formazione. Abbiamo poi così tanti soldi che organizzare una messa in scena totale per consegnare dei contentini inutili a persone che non li meriterebbero in un teatro, invitando personalità di ogni tipo, ci sembra la cosa più giusta da fare.

Ma ragioniamo un secondo.

Cosa resterà agli alunni premiati? Un pezzo di metallo colorato e quello che davvero hanno imparato.

E ai genitori? Tanta soddisfazione perchè il proprio figlio ha ricevuto un’onorificenza dalla scuola. Insieme ad altre 200-1 persone.

Cosa agli alunni non premiati? Ad alcuni tanta invidia. Per un pezzo di metallo. Per un posto su un palcoscenico. Per una pergamena. E tutto quello che da invidia può derivare, dimenticando che la scuola non è una fabbrica di voti nè di medaglie.

Ad altri rimarrà un bel “chissene” da pronunciare ad alta voce. Almeno loro sono salvi.

Ai professori? Tanta soddisfazione per i propri alunni. Una così grande soddisfazione perchè il corso Z ha vinto 2 a 0 contro il corso Y ed è stato proclamato il migliore.

E a qualcun altro? E probabilmente a qualcun altro tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta pubblicità.

Eh si perchè non dimentichiamo le tante personalità che saranno presenti ad assistere a questa sceneggiata. Saranno presenti tutti coloro menzionati sopra più ovviamente queste grandi personalità di spicco.

Come se non bastasse tutto questo verrano presentati anche altri spettacoli. Come se 200 (duecento!) alunni meritevoli non fossero già uno spettacolo sufficiente.

Si segnala una coreografia sul movimento finale della nona di Ludwig van Beethoven, detto anche “Inno alla gioia”, il nostro caro inno europeo. Come potevano mancare in questa coreografia delle bandiere? E infatti le bandiere dell’UE allieteranno i nostri occhi e i nostri cuori sul palcoscenico insieme alle note della sinfonia.

La domanda è: vedremo qualcuno commuoversi pensando agli ideali “di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall’Europa“?

Ne dubito. O magari non dovrei. Va di moda sentirsi europei. Fosse solo quello il probema. Va di moda anche sentirsi italiani, meridionali, campani, capuani.

Garofonini.

Che poi cosa significherà questa bandiera?

Cito da Wikipedia:

La scelta della bandiera avvenne tramite un concorso che fu vinto dal disegnatore cattolico francese Arsène Heitz. Il significato della bandiera riprende un’immagine della devozione alla Madonna propria del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna[1] vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.

Penso che questo si commenti da se.

E ricordate: tutto ciò è più importante di qualunque cosa possiate imparare in questo istituto. Almeno così dicono coloro che danno le medaglie. E coloro che danno le medaglie hanno sempre ragione. Prima legge del Garofano.

Insomma V quest’oggi vuole solo ricordarvi che fra pochi minuti comincerà il Gran Galà dell’apparire.

Un vile cabaret.

Ci son brividi e balletti,

Ci son sorprese e cori!

C’è qualcosa qui per tutti,

prenotate ora!

Ci son scherzi e sketch babbei

Ma nè quattro, o cinque, o sei.

Questo è un lunapark bastardo.

Un Vile Cabaret.